Flop Montezemolo: sogna la rivoluzione ma perde i colonnelli

Il presidente Ferrari a furia di temporeggiare ha demotivato persino Cacciari: "Speravo desse risposte, ma non è successo"

Non c’è ancora, ma già perde i pezzi. Il partito che Luca Cordero di Montezemolo vagheggia da mesi rischia di sfaldarsi prima ancora di venire al mondo. Curioso: domenica scorsa il presidente della Ferrari pareva aver messo un punto fermo alla nouvelle vague sulla sua discesa in campo. E aveva fissato un termine: «Fra un anno e mezzo potrei candidarmi». Sempre col condizionale, ma meno che in passato. Peccato che uno dei presunti punti di riferimento del movimento trasversale messo in piedi da Montezemolo si sfili proprio sul più bello. Si tratta, nientemeno, di Massimo Cacciari, il filosofo ed ex sindaco di Venezia che a suo tempo aveva abbandonato deluso il Pd parlando di fallimento del progetto. Da allora Cacciari aveva intrapreso un percorso che l’aveva portato dalle parti dell’ex numero uno di Confindustria. Di più l’ex primo cittadino di Venezia aveva fondato un suo raggruppamento, Verso Nord, per traghettare pezzi inquieti ed errabondi della sinistra verso il possibile porto montezemoliano. Ma non è più così.

Cacciari si sa, è spiazzante e non ha peli sulla lingua. Così ieri, nello stesso giorno in cui concedeva al Giornale un’intervista in cui definiva lo sciopero generale, proclamato dalla Cgil per il 6 settembre, «una colossale fesseria» e aggiungeva che «il Pd è ormai al collasso», parlava anche con un foglio di nicchia come il Riformista e sganciava un’altra bomba, questa volta in direzione del suo presunto compagno di viaggio: «Io Montezemolo non lo capisco più. Viene, va ritorna. Non so se sta aspettando che crolli il Popolo della libertà per diventare un nuovo punto di riferimento del centrodestra. Non capisco se sta aspettando che cada il governo». Insomma, rispondendo alle domande del giornale diretto da Emanuele Macaluso Cacciari ha mostrato tutto il disagio accumulato in questi mesi in cui i quotidiani si divertivano a collocarlo accanto al supermanager di casa Agnelli e al pensatoio di Italia Futura, l’embrione della nuova creatura sempre sul punto di nascere. Ma forse anche parlare di disagio è a questo punto riduttivo.

Nell’intervista Cacciari va anche oltre e sancisce la rottura dell’alleanza, se mai c’è stata, e il divorzio dal progetto di Italia Futura: «Un tempo speravo potesse dare delle risposte, ma non è successo. Che cosa abbia in mente proprio non lo so e in più non lo sento più da un anno».

Dunque la collaborazione fra i due dev’essere archiviata. Un anno di silenzio: altro che feeling, fra i due è sceso il gelo. Chissà, Cacciari riprenderà il suo slalom fatto di dubbi, Montezemolo invece dovrebbe andare avanti con il suo network. Italia Futura negli ultimi tempi ha calamitato personaggi di diversa estrazione. Fra gli altri il senatore Nicola Rossi che ha lasciato il Pd e ha elaborato molte delle tesi economiche di Italia Futura. Dall’altra parte dello schieramento viene data in avvicinamento Letizia Moratti. L’ex sindaco di Milano si è sbilanciata complimentandosi con il quasi partito: «Ho trovato di grande interesse le proposte sulla manovra economica elaborate da Nicola Rossi per Italia Futura, soprattutto per la parte che riguarda il welfare femminile». Anche Irene Tinagli, economista di peso che da tempo collabora come editorialista con il sito di Italia Futura, gli ha tributato una sorta di standing ovation: «Montezemolo potrebbe rappresentare un’alternativa per milioni di orfani che non hanno più alcun punto di riferimento».

Un sondaggista come Roberto Weber, presidente di Swg, ha addirittura provato a misurare la forza del presidente della Ferrari: «Il Terzo Polo, con Montezemolo leader, potrebbe tranquillamente arrivare sopra il 20 per cento». Naturalmente qualcuno dovrebbe prima informare Casini, e con lui Fini, ma questi sono dettagli. C’è molto fermento intorno al partito virtuale e si dà per imminente il trasloco verso Italia Futura di alcuni deputati e senatori, anche di un certo nome, provenienti dal Pd e dal Pdl. Sarebbe un miniesodo bipartisan, ma intanto un personaggio come Cacciari torna sui suoi passi e annuncia un brusco cambiamento di rotta. Montezemolo non è il nuovo. Anzi è già da rottamare. Prima ancora di aver cercato i voti degli italiani.