Flotta Ue contro i pirati, ma non ci sarà l’Italia

L’Europa è pronta a dichiarar guerra ai pirati, ma non può contare sull’Italia. Allo scattare della missione Atalanta, varata ieri dell’Unione Europea, la nostra Marina – attualmente al comando di sette navi Nato impegnate nella lotta alla pirateria - saluterà le coste somale e tornerà in porto.
Il forfeit dell’Italia, offertasi inizialmente di ospitare il comando di Eunavfor Atalanta, è arrivato dopo l’approvazione della missione da parte dei 27 ministri della Difesa dell’Unione riuniti ieri a Bruxelles. «L’Italia non ha chiesto di partecipare alla missione e dunque non parteciperemo. È una scelta fatta dal ministero della Difesa e le ragioni sono state valutate da loro», ha spiegato il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica attribuendo la decisione agli impegni internazionali già assolti dai nostri militari all’estero. «Siamo fortemente impegnati in tutti gli scacchieri... siamo al limite della nostra capacità militare». Più possibilista il sottosegretario alla difesa Guido Crosetto. «L’Italia - afferma - non si tira fuori, ma aspetta per valutare le disponibilità finanziarie».
Eunavfor Atalanta, la prima missione navale in assoluto varata dall’Unione Europea, dovrebbe scattare a dicembre, al rientro della missione Nato guidata dal cacciatorpediniere italiano Durand De La Penne e affidata al comando dell’ammiraglio italiano Giovanni Gumiero.
Atalanta richiederà almeno sette navi, sarà appoggiata da aerei da ricognizione e avrà il suo quartier generale nella base britannica di Northwood a sud di Londra. Buona parte di navi, marinai e impegno logistico arriverà da Francia, Germania, Grecia, Olanda e Spagna, ma contribuiranno anche Portogallo e Svezia mentre la Norvegia parteciperà in qualità di Paese non membro dell’Unione.
L’iniziativa è stata avviata dopo la richiesta di aiuto lanciata alla comunità internazionale dal presidente somalo, Abdullahi Yusuf Ahmed. Secondo l’International Maritime Bureau, 63 dei 199 incidenti registrati nei primi nove mesi dell’anno sono avvenuti a largo della Somalia e nel Golfo di Aden. Le cifre sono letteralmente raddoppiate rispetto al passato. La maggior parte degli arrembaggi sono condotti da pirati armati e si trasformano in sequestri. L’ultimo risale a venerdì scorso e ha portato alla cattura di una nave da carico danese e dei suoi 13 uomini d’equipaggio.
Nell’escludere la partecipazione del nostro Paese, Mantica ha ridimensionato il ruolo italiano in Somalia. Secondo il sottosegretario gli unici interessi «riguardano il nostro ruolo politico come mediatori tra governo e Corti islamiche» mentre si sono azzerati quelli economici vista la scomparsa di qualsiasi presenza italiana «se non forse nel Nord».