«Fm», la targa di Fermo provincia Ecco quanto costerà agli italiani

Dopo più di un secolo arriva il divorzio da Ascoli Piceno. Nuove Prefetture, Questure e sedi delle forze dell’ordine. Il commissario del governo De Feis: basteranno 18 milioni

Guido Mattioni

nostro inviato a Fermo

Bastano due lettere, per contenere un sogno: una «effe» e una «emme», quanto concede lo spazio angusto di una targa d’auto. Soprattutto se il sogno - quello del Fermano di diventare Provincia, affrancandosi da Ascoli Piceno - è andato deluso tanto a lungo. Dal 1861, Unità d’Italia, fino al 2004, con l’ok alla nascita di tre nuove Province: oltre a Fermo, anche Monza e l’area Barletta, Andria, Trani. Un sogno che, conferma il sindaco del futuro capoluogo, Saturnino Di Ruscio, di Forza Italia (ha strappato due volte il Comune alla storica tradizione di sinistra), «è assolutamente trasversale, condiviso da tutti». Anche perché, conferma Andrea Livi, piccolo e raffinato editore locale, Ascoli e Fermo sono storicamente due mondi lontani. «La prima fu avversa a Roma; la seconda l’opposto. Di più, addirittura un’accesa papalina».
Così, in attesa che questa realtà, per ora territoriale e umana (40 Comuni e 170mila abitanti), diventi anche politico-amministrativa con le elezioni di primavera 2009, la gente di qui sperava di poter esibire già da mercoledì scorso il proprio orgoglio (anche quello può stare in due lettere) appiccicando sulle targhe la sigla «FM». Sogno per ora rimbalzato sul muro di gomma statale. Spiegano, pilateschi, alla Motorizzazione: «Il Poligrafico non ci ha fornito gli adesivi». Inefficienza che è linfa del privato, perpetuando ancora per un po’ il business che stampa e vende sigle «ufficiose». Fai da te.
Ovvio che le riserve di pazienza si stiano via via esaurendo. Così, mentre aspetta il suo «Godot», ovvero la nascita della sospirata Camera di Commercio locale, Cesare Rossi, presidente dell’Associazione commercianti fermani, tuona: «Abbiamo bisogno di tante cose. Due su tutto: una viabilità e intermodalità che ci avvicinino a Milano, a Roma e al resto del mondo; e una Sanità degna di questo nome, così da mettere fine all’esodo dei malati verso Ancona o altre province. Per non dire di ciò che manca ancora al turismo. Abbiamo l’occasione di diventare una realtà autosufficiente e non più il luogo dove la gente si fermava solo per una foratura in autostrada. Ma per coglierla servono fatti».
Di buono c’è che il piano per dividersi da Ascoli appare a tutti valido. Le chiavi della «macchina», poi, sono nelle salde mani del Commissario governativo Michele De Feis, ex prefetto di lungo corso, ora in pensione, che dal 2004 guida questa separazione in casa dalle splendide sale di Palazzo Paccaroni. «Adesso la situazione è cambiata decisamente in meglio, con il superamento delle difficoltà di dialogo tra amministratori ascolani e fermani - sottolinea -. Tanto che non ci sarà contenzioso».
La divisione del personale, anzitutto, vedrà definite a gennaio le piante organiche. Con una premessa, assicura il Commissario: «l’assenza di doppioni». Nel senso che i 597 attuali effettivi e i circa 100 contrattisti a tempo determinato della Provincia di Ascoli, rimarranno tali. Non aumenteranno di numero. Saranno invece previsti incentivi di carriera per chi sarà disponibile a spostarsi, tenuto conto che la stragrande maggioranza dei dipendenti, eccetto 107 unità, risiede nell’Ascolano. E c’è anche un piano per favorire i collocamenti a riposo.
Quanto al patrimonio - strade e immobili - si sta procedendo alla sua valutazione che va ultimata, per legge, non prima del giugno 2007 e non oltre il giugno 2008. Allo stato, De Feis non può quindi dire quale sia il valore totale, nemmeno a spanne. Ma la divisione rispetterà le percentuali fissate: 53,72% e 46,28%, rispettivamente per Ascoli e Fermo. Un esempio: sul totale dei 1.780 chilometri di strade della ex grande provincia, 954,4 andranno alla vecchia e 825,8 alla neonata. Stessa spartizione per gli immobili, ora in via di stima. Nel dettaglio: 15 edifici scolastici nell’Ascolano e 8 nel Fermano; quelli cosiddetti «istituzionali» sono invece, rispettivamente, 27 e 13; e ancora, 8 e 5 le case cantoniere. E via dividendo.
Capitolo costi. Anche su questo fronte, sembra proprio che i bravi marchigiani abbiano scelto di muoversi usando l’accortezza del paradigmatico «buon padre di famiglia». Tenuto conto che alcuni edifici istituzionali esistono già, come Tribunale, Archivio di Stato, Agenzia delle Entrate e del Territorio, «serviranno in tutto 18 milioni di euro - assicura il Commissario De Feis - da destinare alle nuove sedi di quei corpi che danno al cittadino il senso della presenza dello Stato. Ovvero le future Prefettura, Questura, Polizia Stradale, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Forestale».
Nel dettaglio: 3 milioni di euro per restaurare e adibire a sede prefettizia il palazzo Sassarini Caffatelli, concesso dalla Cassa di Risparmio di Fermo con un comodato gratuito per 5 anni che tiene conto dei lavori effettuati (poi scatterà un canone d’affitto). Per Questura e Stradale sarà adattato l’attuale e semivuoto Centro studi della Polizia, adibito a collegio per gli orfani degli agenti, che è di proprietà del Fondo assistenza della Ps. Qui il costo sarà rilevante - 10 milioni - perché la struttura attuale è tutta a camerette e perché vanno fatti anche importanti interventi antisismici.
L’elenco prosegue con la sede dei Carabinieri, che sarà ricavata dall’attuale Comando di compagnia, di proprietà di un privato. Il quale provvederà ai lavori in cambio di un canone d’affitto in via di determinazione. Ancora: 570mila euro, già finanziati dal ministero delle Infrastrutture, basteranno per costruire ex novo la caserma della Finanza, mentre 730mila saranno quelli destinati alla sede della Forestale. Per il Comando dei Vigili del Fuoco, infine, si torna a cifre importanti - 6,5 milioni - per i lavori di ampliamento dell’attuale sede, di proprietà demaniale, e per pagare anche gli indennizzi per gli espropri resisi necessari.
I fondi per realizzare questi progetti avevano subito un blocco nel travagliato iter della Finanziaria, poi superato con lo sblocco votato dalla Camera e proprio venerdì sera dal Senato. «A decorrere dal 2006 - spiega De Feis - saranno 10 milioni 250mila euro annui a regime nel bilancio dello Stato. Soldi che non serviranno soltanto a eseguire i lavori di cui sopra, ma anche a pagare stipendi, canoni d’affitto, attrezzature e mezzi». Confidando che bastino...