Fmi: «Banche italiane ancora troppo care»

da Milano

Il processo di concentrazione in atto nel sistema bancario italiano non sembra ancora aver prodotto risultati apprezzabili in termini di minori costi per la clientela. Pur senza mai citare le aggregazioni tra Intesa e Sanpaolo, tra Unicredit e Capitalia e la fresca acquisizione di Antonveneta da parte di Mps, il Fondo monetario internazionale riserva un voto di insufficienza alle nostre banche, invitandole ad agire con più rapidità sul versante della concorrenza. Uno stimolo a muoversi in questa direzione potrebbe venire dal peggioramento della redditività indicato da uno studio di Prometeia, secondo il quale a fine del 2007 i bilanci bancari potrebbero denunciare una crescita pressoché nulla degli utili netti.
Il Fondo individua nel «basso punto di partenza» del sistema finanziario italiano una delle cause che impediscono alla Penisola di mettersi al passo con le strutture più evolute. I progressi ci sono stati, riconoscono gli esperti di Washington, ma «c’è ancora spazio per rafforzare la concorrenza tra le banche, dal momento che il prezzo di alcuni servizi di base appare tra i più elevati d’Europa». Ma è anche il particolare legame tra istituti e clienti a determinare l’arretratezza: le piccole e medie imprese, soprattutto, tendono ancora a privilegiare non tanto i finanziamenti meno onerosi, quanto quelli concessi sulla base delle relazioni a lungo termine instaurate con la banca. Si tratta di una dinamica cui non è estranea una certa opacità dei conti aziendali: l’impresa è disposta anche a pagare un po’ di più se riesce a ottenere prestiti pur essendo carente dal punto di vista informativo. Quanto alla banca, scrive il Fmi, «è in grado di raccogliere in maniera più efficace informazioni sul richiedente anche laddove il richiedente rende pubbliche poche informazioni circa i propri conti.
Più in generale, il sistema finanziario italiano ha spazio «per ridurre i costi di quotazione in Borsa, per rafforzare e semplificare la corporate governance, la contabilità, la trasparenza societaria, soprattutto da parte dei gruppi, e irrobustire la protezione degli azionisti di minoranza», per i quali si suggerisce di consentire le azioni legali collettive, le cosiddette class action, a patto di migliorare la giustizia civile. Se l’Fmi invoca un maggiore impulso concorrenziale, Prometeia imputa anche alla maggiore concorrenza su tutti i mercati dell’attività bancaria, il poco brillante 2007 del sistema creditizio (più 0,2% gli utili) dopo il trend di crescita che aveva caratterizzato il 2006 (profitti cresciuti del 35,8 per cento). Una situazione destinata a non migliorare in modo significativo il prossimo anno: pur in presenza di una lieve risalita degli utili (più 1,6%), peserà l’eliminazione della commissione di massimo scoperto sui conti correnti che «potrebbe comportare una perdita di circa 3 miliardi di ricavi», azzerando così lo sviluppo del margine di interesse.
E anche la crisi dei mutui subprime continuerà a farsi sentire.