Il Fmi: economia 2008 in forte frenata

L’impatto negativo della crisi finanziaria: crescita in calo negli Usa (1,5%), in Europa (1,6%) e anche in Italia. Washington promuove Fed e Bce

Roma - La crisi finanziaria morde l’economia reale: il Fondo monetario internazionale taglia vistosamente le previsioni di crescita economica in tutte le principali aree del mondo, Usa ed Europa in testa. La crescita globale 2008, stimata al 4,1%, è la più bassa degli ultimi cinque anni.

«Nessuno sarà esente dal rallentamento», dice il capo economista del Fmi. Simon Johnson. L’economia mondiale crescerà nel 2008 del 4,1% contro il 4,4% stimato in ottobre e il 4,9% del 2007. La crescita degli Stati Uniti è stimata nell’1,5% (che per gli standard americani è una quasi recessione), contro l’1,9% ipotizzato in ottobre e il 2,2% del 2007. Eurolandia dovrebbe crescere dell’1,6%, mezzo punto percentuale sotto l’outlook di ottobre e un punto intero in meno dell’anno scorso.

E l’Italia? «Seguirà le sorti dell’Europa, il rallentamento nell’area sarà uniforme», risponde Johnson. E aggiunge che «la crisi politica italiana preoccupa, come accade per tutti i Paesi con problemi politici». L’ultima stima Fmi di ottobre per il nostro Paese era di una crescita dell’1,3%: così, dovremmo essere intorno all’1%, o poco meno.
La frenata è globale, afferma il Fondo monetario, e dunque riguarderà anche l’Asia e i Paesi emergenti. Il Giappone vedrà l’economia crescere dell’1,5% contro l’1,9% del 2007. I Paesi emergenti cresceranno del 6,9% contro il 7,8% del 2007. In particolare, la Cina dovrebbe avere quest’anno un tasso di sviluppo del 10% contro l’11,4% dell’anno scorso; tuttavia la stima per l’economia cinese è rimasta invariata rispetto all’outlook di ottobre. In realtà, per quanto riguarda la Cina, gli economisti definiscono salutare la frenata, che eviterà pericolosi surriscaldamenti. Infine, l’Europa orientale dovrebbe crescere del 4,6% e la Russia del 7%.
La bilancia dei rischi per la crescita resta orientata verso il basso, sostiene il Fmi. Il pericolo principale è che la turbolenza sui mercati finanziari riduca la domanda interna nei Paesi avanzati, con ricadute nelle economie emergenti e in via di sviluppo. Non manca, poi, un rischio inflazione in Europa. La Bce si è comportata bene nella gestione della crisi finanziaria, assicurando liquidità ai mercati senza compromettere la vigilanza sull’inflazione. Giudizio positivo anche nei confronti delle altre banche centrali, dalla Fed alla Banca d’Inghilterra. Tuttavia, la crisi non è finita, tutt’altro. «La ricaduta della crisi dei mutui - sostiene il Rapporto sulla stabilità finanziaria del Fmi - sta raggiungendo una nuova fase in cui le preoccupazioni sul credito si allargano oltre il settore dei subprime». E a proposito di subprime, secondo il Wall Street Journal, è scattata l’indagine su 14 società coinvolte nella crisi dei mutui.

Il Fondo promuove il piano di sgravi varato da Bush, e approvato ieri con maggioranza schiacciante dalla Camera, per rilanciare i consumi degli americani, e con essi l’economia. Gli sconti fiscali messi in campo dalla casa Bianca sono ok, «ma non esportabili altrove», precisa Johnson, soprattutto in aree a rischio di inflazione. Per Dominique Strauss-Kahn, managing director del Fmi, la politica monetaria potrebbe però non bastare a superare la crisi economica. «Per batterla - ha detto poche ore prima della diffusione delle stime del Fondo - forse serve una nuova politica fiscale». Una virata di 180 gradi rispetto ai soliti mantra del Fondo monetario.