Fmi «In Italia progressi nel mercato del lavoro, ma avanti con le riforme»

«Nonostante i sostanziali miglioramenti nell’ultimo decennio, il mercato del lavoro in Italia resta ancora indietro rispetto alle altre economie europee, e il bisogno di una seconda generazione di riforme si fa pressante». È quanto si legge in un «working paper» del Fondo monetario internazionale redatto da Martin Schindler e dedicato all’analisi del nostro mercato del lavoro. In un documento consegnato al G20 della scorsa settimana, gli economisti di Washington prevedono inoltre che il deficit italiano si attesterà quest’anno al 4,8%, per poi salire ulteriormente nel 2010 al 5,2%. Cifre che riflettono l’aggravarsi della crisi, con il Pil mondiale che per la prima volta da 60 anni chiuderà quest’anno in rosso (fra -0,5% e -1%) ma che, allo stesso tempo, mostrano come la penisola sia al di sotto della media del G20 (disavanzo al 5,9% quest’anno e al 6,3% l’anno prossimo). Secondo le previsioni dell’Ocse, anticipate ieri dal ministro sloveno degli Affari europei, Mitja Gaspari, il Pil italiano subirà nel 2009 una contrazione del 4,2% (-4,1% l’intera zona euro). Peggio farà la Germania (-5,1%).
Sulla situazione finanziaria del nostro Paese si è soffermato anche Arrigo Sadun, direttore esecutivo per l’Italia all’Fmi, secondo il quale l’Italia resta meno esposta rispetto a molte altre nazioni alla crisi finanziaria internazionale ed è fuori luogo parlare di rischio default. Anche perchè la gestione del debito pubblico italiano è stata «oculata» con una dinamica che resta «saldamente sotto controllo» e con spread decisamente inferiori a quelli di altri Paesi europei.
Quanto alla situazione del mercato del lavoro, l’organismo guidato da Dominique Strauss-Kahn ricorda che se da un lato i «vincoli fiscali» dell’Italia «limitano» la capacità di portare avanti una «radicale riforma», dall’altro è anche vero che «riforme del lavoro ben disegnate possono essere efficaci e contenere i propri costi». In questo contesto liberalizzare il mercato dei prodotti è di primaria importanza in quanto può aiutare a migliorare i risultati del mercato del lavoro, comportare pochi costi e potrebbe aumentare la fattibilità politica di riforme successive.