Il Fmi lancia l’allarme: «L’Italia va aiutata» Ma Monti è promosso

Anche il Fondo monetario internazionale lo dice apertamente: «L’Italia non ce la può fare da sola», senza cioè l’aiuto europeo. L’Eurozona rappresenta l’epicentro della crisi, spiega il direttore del dipartimento fiscale del Fmi Carlo Cottarelli, ed è diventato assolutamente necessario rafforzare il sistema anticrisi a livello europeo. Certo, in Italia bisogna andare avanti con le riforme strutturali e con il risanamento finanziario, ma adesso è urgente finanziare a sufficienza il Fondo salva Stati.
In sostanza, il Fondo parla all’Europa perché Germania intenda. «Italia e Spagna - spiega il capo economista Olivier Blanchard - hanno bisogno di poter prendere a prestito fondi a basso costo: che questo avvenga tramite la Banca centrale europea, il Fondo monetario o una qualsiasi altra combinazione, non importa. Ciò che importa - aggiunge - è che i fondi siano grandi a sufficienza da mantenere bassi i tassi d’interesse». Lunedì, il direttore generale del Fondo Christine Lagarde aveva sollecitato l’Europa ad aumentare sensibilmente l’entità del fondo «salva Stati» per evitare il rischio di una grande depressione stile anni Trenta. Ci vorrebbero almeno altri 500 miliardi, oltre ai 250 di cui il meccanismo è già dotato.
Sono tre le priorità che il Fondo monetario indica per il nostro Paese: andare avanti nel programma di risanamento dei conti pubblici; quindi, procedere sul cammino delle riforme strutturali. Ma la terza non dipende solo da noi: l’Italia deve infatti poter contare su una barriera difensiva europea più potente, per ottenere tassi più bassi sui titoli pubblici, e ridurre la spesa per interessi. Il Fmi apprezza gli sforzi italiani per consolidare il bilancio, e in particolare l’intervento sulle pensioni. Ma le stime sull’economia peggiorano. La recessione 2012 sarà più profonda del previsto, con il pil in calo del 2,2%; anche il 2013 vedrà il segno meno (-0,6%). Saremo dunque maglia nera in Europa, mentre Francia e Germania vedranno un pur risicato segno positivo, rispettivamente +0,2% e +0,3%. Persino la Spagna avrà un calo del pil inferiore al nostro. L’economia dell’intera eurozona decrescerà dello 0,5%: «Una recessione di lieve intensità», la definisce il Fondo nel suo Fiscal monitor reso noto ieri. Cifre comunque troppo deboli per ottenere una significativa riduzione dei disoccupati.
Il deficit pubblico italiano, a bocce ferme, scenderà al 2,8% del pil quest’anno e al 2,3% nel 2013. In realtà, però, il pacchetto di provvedimenti approvati l’anno scorso avrà un effetto positivo, tanto da porre il bilancio «in linea di pareggio» nel 2013, considerandogli aggiustamenti dovuti al ciclo economico negativo. Positiva, secondo il Fondo, l’introduzione dell’Ici sulla prima casa e la riforma delle pensioni. «Grazie a questa riforma e a quelle varate in precedenza - si legge nel documento del Fmi - le spese annuali in pensioni dovrebbero scendere di 1,75 punti percentuali di pil nei prossimi vent’anni. È di gran lunga la performance migliore fra i Paesi avanzati».
L’Europa rappresenta, nella visione del Fmi, l’epicentro della crisi. A livello globale la ripresa appare in stalo, e i rischi verso il peggioramento si stanno intensificando. La minaccia alla crescita arriva dall’Eurozona: «L’economia globale - spiega Blanchard - potrebbe ripiombare in recessione se la crisi europea del debito dovesse peggiorare». I Paesi avanzati cresceranno quest’anno dell’1,2%. L’economia più vivace sarà quella americana, con un pil in aumento dell’1,8% (e del 2,2% nel 2013). Anche il Giappone vedrà un discreto segno positivo. Cina e India continuano a marciare, anche se a un passo leggermente meno veloce: non siamo più nell’ordine del +10%, come in passato, ma fra il 7 e l’8%.