Fmi: manovra poco coraggiosa Dini: il governo non ha i numeri

Fonti del Fondo monetario anticipano la bocciatura del patto sul welfare e della manovra. Ma è giallo sulla nota ufficiale. Intanto Dini taglia l'ultimo ponte con Prodi: <strong><a href="/a.pic1?ID=229966">&quot;Vive di annunci e mosse disperate&quot;</a></strong>

Roma - «Sarebbe stato necessario maggiore coraggio» sul fronte della finanza pubblica. «Soprattutto alla luce delle sfide che l’Italia avrà di fronte il prossimo anno». Gli esperti del Fondo monetario utilizzano un eufemismo per criticare la legge finanziaria: tant’è che in serata l’Fmi smentisce una sua nota ufficiale sull’argomento. Ma le proiezioni sui conti dello Stato in mano agli esperti di Washington mostrano come, nell’ultimo anno, il governo abbia allentato la strada del risanamento. E la Finanziaria, compreso anche il ddl sul Welfare (che aumenta la spesa strutturale) sta lì a dimostrarlo.
Quando all’Fmi parlano di «sfide che l’Italia avrà davanti il prossimo anno», pensano all’andamento della crescita economica. Non sarà positivo come previsto dal governo. Al momento, il pil potrebbe crescere intorno all’1%, contro l’1,5% previsto dall’esecutivo. Con conseguente peggioramento dei conti. Ed è per questo che al Fondo ritengono che «sarebbe stato necessario maggiore coraggio» nella riduzione del deficit.

Anziché utilizzare i proventi dei vari «tesoretti» fiscali per finanziare maggiori spese, a Washington (ma anche in Banca d’Italia ed a Bruxelles) avrebbero preferito che l’extragettito venisse utilizzato per la riduzione dell’indebitamento. Operazione che sarà difficile ripetere il prossimo anno, soprattutto la bassa crescita. Ed a fine gennaio una delegazione di esperti del Fondo monetario è attesa a Roma.

In loro attesa, Vincenzo Visco osserva che i rilievi dell’Fmi «sono un po’ rituali: mi sembra di averli già sentiti». E comunque - assicura il viceministro all’Economia - il risanamento continua. Lo si vede e lo si continuerà a vedere dai conti».

E subordinato all’andamento dei conti sarà anche il piano di riduzione del prelievo fiscale sugli stipendi: annunciato da Prodi e ribadito da Palazzo Chigi. Sul progetto, però, il ministero dell’Economia resta «freddo». L’aveva già fatto capire mercoledì scorso lo stesso Visco. Ora a gettare acqua sul fuoco dei facili entusiasmi è Alfiero Grandi. Il sottosegretario all’Economia precisa che una verifica se esistono extragettiti da destinare alla riduzione del prelievo fiscale sui salari si potrà avere non prima della fine di marzo, con la Trimestrale di cassa. «Se ci fossero state risorse avremmo già fatto un intervento con la Finanziaria», ricorda. Argomenti analoghi li usa anche Lamberto Dini per criticare gli annunci di Prodi sul taglio delle tasse sui salari.

La cautela dell’Economia sull’argomento è in parte legata alle critiche del Fondo monetario. Se la crescita del 2008 rallenta, difficilmente si potranno accumulare forme di extragettito fiscale da redistribuire ai lavoratori dipendenti. Soprattutto in considerazione del fatto, che il 65% dell’ammontare dei «tesoretti» è stato prodotto dall’andamento della crescita. E se questa rallenta, non ci saranno eventuali maggiori entrate da distribuire. Quelle pianificate dalla Finanziaria sono appena sufficienti a raggiungere gli obiettivi di deficit. E con un calo del pil anche queste sono a rischio.