Dal Fmi ok all’azione del G20: «Ripresa nel 2010»

nostro inviato a Washington

Il Fondo monetario internazionale conferma quella che fino a ieri era, più che altro, una sensazione: il 2010 dovrebbe essere l’anno del ritorno alla crescita economica, certamente modesta e diseguale nelle varie aree del mondo, dopo l’annus horribilis 2009. La crescita globale passerà dal -1,3% di quest'anno, il peggior risultato del Dopoguerra, a un +1,9%. In Europa dal -4,25 al -0,4%. In Italia si passerà dal -4,4% di quest’anno al -0,4% del prossimo. Cifre non esaltanti, ma che comunque fanno pensare alla fine del peggio. «Mettendo in atto forti politiche fiscali e sul fronte finanziario - dice il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard - si vede la luce alla fine del tunnel».
Due forze opposte si confrontano sullo scenario dell’economia mondiale. Una negativa, che prende origine dalla crisi finanziaria, amplificata dal collasso della fiducia e della domanda che si è verificato nell'ultimo trimestre del 2008. Un'altra positiva, che riflette le politiche macroeconomiche messe in atto dai governi e le forze naturali che tendono a stabilizzare l’economia. Oggi, spiegano gli economisti del Fmi, prevale ancora la prima forza, quella negativa, che sta provocando brutti effetti sull'occupazione. Ma qualcosa si muove. «I dati recenti - si legge nel World economic outlook - offrono indicazioni sul fatto che la recessione incomincia a moderarsi», la domanda delle famiglie tiene e si assiste a un moderato ritorno di fiducia da parte delle aziende. C’è poi l'azione di stimolo economico da parte del G20, che quest’anno è pari a circa il 2% del prodotto interno lordo dei venti Paesi del gruppo. Ecco perché il 2010 potrebbe segnare la svolta, anche se la prudenza è d'obbligo. «Per il ritorno alla normalità ci vorrà tempo», precisa Blanchard.
I numeri, soprattutto quelli di quest’anno, non sono incoraggianti. Quelli dell'Italia segnalano una profonda recessione (-4,4%) nel 2009 seguita da una stagnazione (-0,4%) nel 2010, ma con un quarto trimestre positivo (+0,2%). Il deficit pubblico salirà al 5,4% del Pil quest’anno e al 5,9% l'anno prossimo, il debito pubblico rispettivamente al 115,3 ed al 121,1% del Pil. Bassa l'inflazione (0,7 nel 2009 e 0,6 nel 2010) e alta la disoccupazione, che potrebbe raggiungere l'8,9% quest'anno e il 10,5% il prossimo. Spiegano i tecnici del Fmi che, sul fronte delle politiche fiscali, per l'Italia non si raccomandano nuovi interventi: «Non c’è spazio per stimoli a causa dell’alto debito e degli spread elevati; si correrebbero rischi non cecessari». Ma il direttore esecutivo del Fmi per l’Italia, Arrigo Sadun precisa che «l’entità complessiva del sostegno fiscale in Italia è simile a quello degli altri paesi europei, grazie al funzionamento degli ammortizzatori automatici». E aggiunge che «in termini relativi il deterioramento del debito è inferiore rispetto a quello di altri Paesi, è quasi la meta».
Nulla di meglio si vede nel resto d’Europa e del mondo. In particolare la Germania farà segnare quest'anno una contrazione del Pil del 5,6%, seguita da un -1% nel 2010. Ma va male anche per la Francia (-4,4% e -0,4%), per il Regno Unito (-4,1% e -0,4%), per la Russia (-6% e +0,5%) e per il Giappone (-6,2% e +0,5%). Gi Stati Uniti, infine, vedrebbero una recessione quest'anno (-3,8%) seguita da un 2010 a crescita zero, ma con un +1% nel quarto trimestre. «Gli Stati Uniti - ha detto il segretario al tesoro Tim Geithner in un discorso all'Economic Club di Washington - hanno gran parte della responsabilità per questa crisi. Ma per una ripresa equilibrata - ha aggiunto - gli altri Paesi non potranno dipendere dai consumi americani». Resta in terreno positivo la Cina (+6,5 e +7,5%), ma con un passo nettamente inferiore rispetto ai record del passato.
Mercati finanziari ed economia reale restano legati a doppio filo. Molti mercati stanno ancora funzionando male e più a lungo questa situazione durerà, più durerà la recessione. Per uscire da questo circolo vizioso il Fondo monetario raccomanda forti interventi, dall'isolamento degli asset tossici alla ricapitalizzazione delle banche. Infine, l’invito a tutte le banche centrali per ridurre ancora i tassi, compresa la Bce.