Fmi: rischio collasso. Le misure Bush La Ue prepara il piano per le banche

Il presidente Usa: &quot;Crisi globale, lavoriamo insieme&quot;. Tremonti contro i vecchi equlibri: &quot;Il Club dei Grandi sia più aperto. Serve un'altra Bretton Woods&quot;. <a href="/a.pic1?ID=297374" target="_blank"><strong>Anche la Ue in campo</strong></a>: sì al piano per salvare le banche. <a href="/a.pic1?ID=297588" target="_blank"><strong>L'allarme dell'Fmi
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nostro inviato a Washington

«È in atto una crisi globale seria, che richiede una risposta globale seria». George W. Bush riceve alla Casa Bianca i ministri finanziari del G7 per un caffè mattutino, e discute con loro le prospettive della tempesta finanziaria che ha colpito i mercati di tutto il mondo. Il comunicato del G7, emesso al termine della riunione di venerdì, postula un piano d’azione forte, in cinque punti, che i Sette s'impegnano a portare avanti. Il direttore generale del Fmi Dominique Strauss-Kahn lo appoggia, per aiutare un sistema finanziario che definisce «sull’orlo di una crisi sistemica». «Dobbiamo continuare a lavorare in collaborazione, assicurando un’azione coordinata, e gli Stati Uniti - osserva il presidente Usa - hanno un ruolo speciale nel guidare la risposta. Useremo tutti gli strumenti a disposizione per farlo».
Azione comune, anche se non si può dire concertata, contro la crisi finanziaria che si è ormai evoluta in crisi economica. Bush ammette che i problemi non potranno essere risolti in una notte. È importante, aggiunge, che «le azioni messe in campo da un Paese non contraddicano quelle degli altri». È la formula che viene usata anche nel comunicato nel G7. In questa nuova cornice, la Casa Bianca e il Tesoro americano si preparano a iniettare danaro pubblico nei capitali delle banche, per rafforzarle di fronte alla crisi, ottenendo in cambio azioni senza diritto di voto. Gli esperti accusano l’amministrazione Usa di avere sbagliato, lasciando fallire la banca Lehman Brothers, alimentando il panico nei mercati. Ora il piano Paulson da 700 miliardi di dollari si indirizza verso il modello europeo, con l’intervento diretto nel capitale delle istituzioni finanziarie in difficoltà.
Fra i ministri finanziari vicini a Bush nella foto di famiglia nel Giardino delle rose della Casa Bianca, Giulio Tremonti - che ha regalato al presidente una copia del suo best seller La paura e la speranza - può nutrire più d’un sentimento di soddisfazione. Il piano italiano su banche e depositi si muove esattamente nei binari indicati dal G7. La natura della crisi finanziaria si rivela tanto grave e sistemica quanto senza precedenti, confermando le intuizioni del ministro dell’Economia. «Proprio la crisi - spiega Tremonti - può rappresentare la molla per un cambiamento del G8». L’Italia, che assumerà nel 2009 la presidenza di turno del gruppo si propone di avviare la discussione su una riforma radicale del Club dei potenti. Il nostro ministro ne ha fatto cenno ieri a Bush, e ne ha parlato più diffusamente al G20. Ne potrebbe discutere anche il premier Silvio Berlusconi nel corso della imminente visita alla Casa Bianca. In sintesi, il G8 deve diventare il «G8 più qualcun altro», un qualcosa di diverso. Il vecchio G7, all’inizio raggruppava l’80% del pil mondiale, l’attuale G8 ne rappresenta a stento il 50%. Tremonti assegna a Fondo monetario e Banca mondiale un ruolo istituzionale nuova, nell’ambito di una futura Bretton Woods. «Dal ’44 al 2008 il mondo è cambiato, bisogna adeguare le istituzioni», spiega.
Insieme, nuovo «G...» più nuove istituzioni di Bretton Woods, dovranno scrivere l'agenda del futuro. Temi: i cambi, il commercio, i capitali. «I capitali hanno assunto una centralità strategica - osserva Tremonti - rispetto al vecchio mondo. Ora abbiamo però regole che non servono, ma anzi ci fanno male. Quando dissi che Basilea 2 era sbagliata ottenni commenti scettici, ora tutti dicono che le regole di Basilea 2 non vanno bene». Sono apparse entità opache: abbiamo algoritmi alla base di prodotti tossici ed hedge fund «che non rispondono a nessuno, a nessuna regola societaria e contabile».
La stessa riunione «fuori calendario» del G20, tenutasi ieri al Fondo monetario, indica che c’è voglia di condividere preoccupazioni e soluzioni oltre i sette lati del G7 finanziario attuale. Cina, Russia, Emirati, Arabia saudita detengono enormi riserve valutarie e rappresentano, con India, Brasile, Sud Africa e altri Paesi emergenti la fetta più dinamica dell’economia globale. Nella riunione del G20 non sono mancate però critiche all’operato di Stati Uniti ed Europa. La più veemente è giunta dal «numero due» della Banca Centrale Cinese Yi Gang, che ha accusato Usa e Ue di avere provocato gravi rischi per la stabilità finanziaria ed economica di altri Paesi.