Il Fmi rivede al ribasso la crescita dell’Italia

da Milano

L’inattesa espansione dello 0,7% messa a segno dall’Italia nel secondo trimestre dell’anno sembra essere sfuggita al Fondo monetario internazionale. Gli esperti di Washington hanno infatti tagliato drasticamente la stima di crescita del nostro Paese nel 2005, rivedendola al ribasso di un punto e mezzo a meno 0,3% contro il più 1,2% previsto nel rapporto previsionale di primavera. Le nuove stime sono contenute nel World economic outlook, che sarà diffuso a fine settembre e che è stato anticipato dal Financial Times Deutschland. Il Fmi ha inoltre ridotto anche la previsione di sviluppo per l’Italia nel 2006, collocata ora all’1,5% dal precedente più 2,1 per cento.
Il Fondo ha anche ritoccato verso il basso le stime per il Pil dell’euro zona, portandole a più 1,3% nel 2005 e a più 2% nel 2006, in entrambi i casi 0,3 punti in meno rispetto al rapporto di primavera. «La colpa - commenta il rapporto - è soprattutto dell’andamento dell’economia in Italia». Fonti del governo hanno tuttavia ricordato che l’analisi del Fondo non tiene conto dell’incremento ottenuto dall’Italia tra aprile e giugno. Le stesse fonti ricordano che l’Italia nel Dpef ha già provveduto a rivedere le stime e che per il Pil ciò che conta è la velocità d’uscita. Nelle stime sul secondo trimestre, l’Istat ha certificato un dato acquisito per il 2005 a meno 0,1% contro il meno 0,5% valutato nel primo trimestre.
Secondo il Fondo monetario, l’economia europea continuerà comunque a risentire anche della debole performance della Germania. La stima di crescita tedesca per il 2005 è stata rivista a più 1% (da più 0,8% nel rapporto di primavera), ma è stata tagliata di ben 0,6 punti la crescita per il 2006, portandola a più 1,3%, soprattutto a causa della continua stagnazione della domanda interna. Sulla congiuntura mondiale pesano gli elevati prezzi del petrolio (destinato a salire quest’anno a 51 dollari al barile dai precedenti 46,5 stimati in primavera e per il 2006 a 53 dollari dai precedenti 43,75), ma anche i deficit gemelli degli Usa.
A livello globale la stima viene mantenuta invariata rispetto alla primavera a più 4,3% nel 2005 e più 4,4% nel 2006. Migliori le prospettive per l’economia Usa, la cui crescita è stata lasciata invariata a più 3,6% nel 2005, mentre quella per il 2006 è stata limata di 0,1 punti a più 3,5 per cento.