Il Fmi si corregge e risolleva la crescita 2005

Gian Battista Bozzo

da Roma

L’allarme è durato soltanto quarantott’ore. Venerdì, secondo anticipazioni dell’edizione tedesca del Financial Times, il Fondo monetario internazionale avrebbe stimato per l’Italia una crescita 2005 pari al -0,3%. Ma già ieri, da fonti di Washington, è arrivata la rettifica: la previsione della crescita italiana 2005 è salita a quota zero, grazie alla buona performance del Pil nel secondo trimestre (+0,7%).
A questo punto le stime del Fmi e del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco coincidono. «Sono perfettamente in linea con quelli del Dpef», dicono al Tesoro: crescita piatta per quest’anno, e un andamento più dinamico nel 2006, con il Pil in rialzo dell’1,5%. Anzi, l’inatteso rimbalzo del trimestre aprile-giugno potrebbe - se seguito da un secondo semestre decoroso - portare in zona positiva la crescita a fine anno.
Fonti del Fmi hanno spiegato che la bozza cui ha fatto riferimento il Financial Times Deutschland era stata elaborata ai primi di agosto, e dunque non poteva tener conto dei dati del Pil italiano nel secondo trimestre. Le previsioni saranno contenute nel World Economic Outlook, che il Fmi renderà pubblico il 21 settembre prossimo. I dati vengono aggiornati fino all’ultimo, per essere il più precisi possibile. Non è escluso che il modello econometrico del Fondo, in presenza di una crescita zero nel 2005 anziché di un dato negativo, possa attribuire all’Italia una crescita 2006 leggermente migliore rispetto all’1,5%.
Sull’andamento dell’economia 2006 pesa tuttavia il rincaro record dei prezzi petroliferi. Lo stesso Fmi, nel prossimo Outlook, scriverà che il caro-greggio (il barile è ormai stabilmente sopra i 60 dollari, con punte di 65) è il pericolo maggiore per l’economia globale. Ed è proprio l’Europa a essere più esposta, a causa di un’economia già indebolita: la stima 2005 della crescita nell’area euro, da parte del Fmi, sarebbe dell’1,3% mentre nel 2006 arriverebbe al 2%. Gli Stati Uniti, teoricamente più vulnerabili sul fronte petrolifero, manterrebbero una crescita fra il 3,5 e il 3,6%. La crescita mondiale dovrebbe raggiungere il 4,3% quest’anno e il 4,4% nel 2006 trainata dagli exploit della solita Cina, dell’India e della Russia (nel 2005 rispettivamente al +9%, +6,8% e +5,9% secondo l’Economist). I Paesi più lenti, secondo la classifica del settimanale britannico, sono Italia, Olanda e Svizzera.
Un aiuto alla ripresa di Eurolandia potrebbe venire dal rialzo del dollaro. In una situazione dove il differenziale dei tassi d’interesse e l’andamento dell’economia sono favorevoli agli Usa, la moneta americana dovrebbe apprezzarsi. È questa l’opinione di un rapporto Bloomberg, che ha sondato in proposito 66 analisti, economisti e strateghi di mercato in tutto il mondo. E, secondo le proiezioni del viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, un cambio euro-dollaro a 1,10 significherebbe per il nostro Paese una maggior crescita di un 1% circa.