Fmi: tre rischi in agguato sui mercati finanziari

nostro inviato

a Washington

La stabilità finanziaria globale è sostenuta dalle prospettive favorevoli dell’economia reale, e tuttavia il Fondo monetario internazionale vede rischi di mercato e di credito più elevati rispetto al settembre del 2006. Tre i punti delicati, individuati dal «Global Financial Stability Report» illustrato ieri a Washington: il mercato dei mutui negli Stati Uniti, concessi a soggetti con bassa affidabilità di credito; la rapida crescita del private equity e delle operazioni di leverage buyout; l’individuazione di alcune «sacche di vulnerabilità» nei mercati emergenti, che pure continuano generalmente a migliorare.
«Nessuno di questi rischi a breve termine costituisce da solo una minaccia diretta alla stabilità finanziaria globale - spiega ai giornalisti Jaime Caruana, l’ex governatore della Banca di Spagna che ora guida il dipartimento Mercati monetari e dei capitali del Fmi - e, tuttavia, un peggioramento in uno di essi potrebbe innescare un incremento dei rischi nelle altre aree. Questa preoccupazione - aggiunge - è amplificata dalla difficoltà di differenziare tra gli effetti di veri miglioramenti strutturali rispetto alle componenti cicliche, che a un certo punto potrebbero peggiorare». Secondo Caruana, le recenti turbolenze nei mercati finanziari di metà febbraio-inizio marzo «devono rammentare agli investitori che i rischi sono sempre in agguato».
In ogni caso, quelle turbolenze non hanno portato a un «significativo riassestamento» delle previsioni sull’economia globale e sull’inflazione. «Potremmo interpretarle come la prova di una maggiore resistenza da parte dei mercati», spiega l’ex banchiere centrale spagnolo aggiungendo, però, che «sarebbe un errore presumere che le attuali condizioni finanziarie, molto favorevoli, e la componente ciclica della bassa volatilità debbano durare per sempre». Una delle caratteristiche individuate dal Fmi sulla crisi di Borsa dei mesi scorsi è «l’ampiezza e la rapidità delle vendite degli asset più rischiosi. Tuttavia, la volatilità è stata inferiore rispetto al maggio-giugno 2006, la liquidità è stata mantenuta in tutti i mercati e i mercati dei derivati hanno funzionato senza intoppi». Tornando ai tre rischi individuati dal rapporto, Caruana ricorda che il settore dei mutui vale solo il 14% del mercato statunitense, tuttavia il deterioramento del credito sta incominciando a contagiare il segmento successivo (denominato «Alternative A»). L’impatto complessivo è ancora sotto controllo e il Fmi appare ottimista sulla capacità del mercato di evitare forti scossoni.
Il secondo elemento di rischio è il forte aumento delle acquisizioni da parte dei fondi di private equity attraverso un massiccio ricorso al debito. Ma se alcune operazioni non dovessero andare a buon fine, i riflessi sui mercati si farebbero sentire. L’anno scorso, le operazioni di leverage buyout hanno raggiunto la cifra record di 3.800 miliardi di dollari. Infine, un fattore di rischio più a lungo termine è rappresentato dagli investimenti su alcuni mercati emergenti, tra cui l’Africa sub-sahariana. E oggi, illustrando il World Economic Outlook, il Fmi dirà qual è la vera situazione dell’economia americana, sorpassata dalla vecchia Europa.