FMR torna editore con l’enciclopedia a statuto speciale

Il marchese Franco Maria Ricci pubblica una raffinatissima opera sulla Sicilia. Tra gli illustri collaboratori anche Giulio Andreotti e Pippo Baudo...

Cuffaro lo ha baciato ma non è questa la notizia: Cuffaro notoriamente bacia tutti. La notizia è che i baci del presidente della Regione Sicilia, che di solito producono preferenze (tantissime), questa volta hanno prodotto pagine (tantissime pure queste, per la precisione 1.048). Le guance baciate appartengono a Franco Maria Ricci e le pagine, patinate, smisurate (35 x 25 centimetri) sono quelle della magnifica Enciclopedia della Sicilia, in libreria a ottobre. La storia merita di essere raccontata nei dettagli. Tre anni fa il marchese Ricci era un ex-editore, aveva ceduto la raffinatissima FMR a un gruppo imprenditoriale e aveva cominciato a spendere i soldi ricavati dalla vendita in un’impresa degna del suo vecchio amico Jorge Luis Borges: la costruzione del labirinto più grande del mondo.
Aveva già cominciato a piantare siepi nella sua tenuta di Fontanellato (Bassa Parmense): peccato che i bambù, gli allori e i pioppi cipressini, pur di rapido accrescimento, richiedano parecchi anni prima di raggiungere l'altezza e la fittezza previste. Perciò se ne stava a Roma, leggermente disoccupato, quando un bel giorno in piazza del Pantheon incontrò per caso due politici siciliani, Calogero Mannino («uno degli uomini più colti che abbia mai conosciuto») e Salvatore Cuffaro. Quest'ultimo, dopo averlo regolarmente baciato e ribaciato, gli disse di essere un grande estimatore dei suoi libri: «Tu che hai fatto l’Enciclopedia di Roma, perché non fai anche l'Enciclopedia della Sicilia?». Ricci cercò di svicolare, non aveva più una casa editrice e anche ai bei tempi di FMR ci avrebbe pensato mille volte, le enciclopedie sono faccende lunghe e costose, figuriamoci se il soggetto è la Sicilia, materia immane.
Cuffaro non volle sentire ragioni: «Se la fai sosterrò l'iniziativa facendone comprare X copie dalla Regione». Sentendo quel prevenduto (la X era assai cospicua), Ricci si trasformò in un istante da ex-editore in editore. «Ci demmo la mano e mi misi subito al lavoro». Senza un contratto, un impegno così grosso? «Senza contratto. Se fosse stato uno delle nostre parti, un parmigiano, non mi sarei fidato, ma sapevo che i siciliani sono di parola». Per prima cosa trovò la curatrice, Caterina Napoleone, storica dell'arte dall'erudizione appunto enciclopedica, e poi trovò i collaboratori (220) che avrebbero dovuto stilare le voci (4.000). Firme pregiate del giornalismo (Candidò Cannavò, Roberto Ciuni, Paolo Isotta, Stefano Malatesta, Marcello Sorgi), storici dell'arte e storici della mafia, studiosi dai cognomi altisonanti (Alliata di Villafranca, Lanza Tomasi, Parodi di Belsito), un paio di Sir inglesi e personaggi inaspettati come Pippo Baudo e Giulio Andreotti.
Il senatore a vita ha compilato la voce dedicata a Renato Guttuso, puntando l'attenzione sul suo poco conosciuto percorso spirituale. Andreotti che lo conosceva bene, lo dipinge in modo inconsueto, tralascia gli aspetti più trinariciuti del pittore, comunista togliattiano, e parla di «pratica religiosa recuperata con commovente intensità negli ultimi anni di vita. Affrancatosi da ogni sovrastruttura sentimentale e resistendo ad arrembaggi e a penosi tentativi di disturbo, si preparò in modo esemplare alla morte». In ogni foglio c'è una scoperta come questa, e se non è un'informazione rara è un'immagine preziosa: mozzafiato le prime pagine riempite di colori da Friedrich e Antonello da Messina. Insomma l’Enciclopedia della Sicilia è una miniera, ma non di zolfo, d'oro, dove migliaia di pagliuzze brillano sul fondo nero che è il marchio di fabbrica di Franco Maria Ricci, curatore in prima persona della stampa, perfetta come al tempo di FMR (negli anni Ottanta venne definita «la rivista più bella del mondo», e a nessuno sembrò un'esagerazione).
C'è solo una differenza, oggi sulla costa del volume c'è scritto soltanto Ricci, senza Franco Maria: vendendo la casa editrice ha venduto anche il proprio nome di battesimo, o almeno così la pensano i nuovi proprietari dell'azienda (in proposito c’è stata anche una causa). Tutte queste interessantissime cose Ricci le racconta nella casa avita di Fontanellato, che meriterebbe da sola un libro dei suoi, con foto di grande formato per mostrare la collezione di busti neoclassici all’interno e il bosco all’esterno, ai margini del labirinto che sta crescendo e che, a Dio piacendo, verrà inaugurato fra non troppi anni. Oggi, con le piante ancora basse, lo si apprezza soprattutto dall'alto. Non disponendo di elicottero bisogna accontentarsi delle fotografie aeree, che comunque rendono le dimensioni dell'idea, grandiose, ed evidenziano il profilo stellare che ricorda la forma delle mura di Sabbioneta, un'altra fantasticheria padana divenuta realtà. Ricci dice che i piloti non credono ai loro occhi, il cielo di Fontanellato è tutto un ronzio di aeroplani di turismo che vengono a vedere la meraviglia: lo spettatore ignaro sobbalza e pensa di essersi imbattuto in un’opera di land art oppure in un misterioso, colossale disegno tracciato da qualche viaggiatore intergalattico.
Con Cuffaro poi com’è andata a finire? «Ha mantenuto la promessa e ha fatto comprare dalla Regione le copie che stanno per essere distribuite a tutti i comuni e alle scuole dell'isola». Un uomo d'onore, verrebbe da dire se l'espressione non avesse un insopportabile doppio senso. «Ma io l'ho aiutato a mantenere la parola data portandogli il libro più bello che la Sicilia abbia mai avuto dai tempi del De arte venandi cum avibus di Federico II». Non ha alcun motivo per essere modesto, Franco Maria Ricci, ormai di nuovo impareggiabile editore e non soltanto costruttore di labirinti. Adesso ci ha preso gusto e sta preparando un altro libro, forse un po’ meno voluminoso, sulla Certosa di Pavia. Altre enciclopedie? «Ci vorrebbe un'altra regione a statuto speciale».