Foà e Concato per il Nazionale

Oggi, all’Arsenale, per «Teatro di giorno», andrà in scena L’ultimo giorno di un condannato a morte, di Victor Hugo, voce recitante di Luca Fusi. In uno scenario da girone dantesco si consuma lenta e spietata la drammatica attesa di un uomo cui sta per essere brutalmente tolta la vita perché «giustizia sia fatta». I colpi di martello dei carpentieri che allestiscono il patibolo penetrano come un tarlo nella mente del condannato, minano la sua lucida percezione di quanto sta per avvenire e lo gettano senza pietà nell’angosciosa attesa di interpretare il proprio macabro ruolo al cospetto di una folla abominevole e urlante.
Domani, al Teatro Nazionale, debutta il musical Patrizia, su testo di Arnoldo Foà e musica di Fabio Concato. È una tragedia romantica che racconta di Patrizia, una ragazza come tante, caduta nel giro della droga. La giovane vorrebbe uscire da questa sua condizione e la speranza sembra concretizzarsi quando incontra Giovanni, un ragazzo per bene che si innamora di lei e che vuole aiutarla. Patrizia è finita nel giro per caso, il suo giovane amore dopo una lunga agonia è morto e lei per uscire dallo sconforto ha accettato il suggerimento degli amici di provare la droga e da allora non è più stata capace di uscirne.
Alla Sala Leonardo, dal 24 maggio, andrà in scena Maggio ’43, di e con Davide Enia, spettacolo che conclude la rassegna dedicata all’autore palermitano. Al centro dello spettacolo, il racconto dei bombardamenti di Palermo del 1943 visti attraverso gli occhi di un bambino. Una serie di interviste ai sopravvissuti di quei giorni, frammenti di memoria si ricompongono in una storia che cerca di trovare un punto d’incontro tra passato e presente. Davide Enia è Gioacchino, un orfano di 12 anni, affidato alle cure dei parenti, che impara a vivere tra trucchi e furbizie, lavoro e sofferenza, fatica. L’orrore che bussa giornalmente alle porte, tra personaggi macchietta e passato e presente che finiscono per incontrarsi grazie alle parole ricamate dal ragazzo dodicenne sulla tomba del fratello.
Dal 25, al Teatro Verdi, arriva Il violino, il soldato e il diavolo. Quella fiaba amara dell’Histoire du soldat di Stravinskj, opera di straordinaria forza ed essenzialità, che denuncia l’assurdità della guerra e che vede nel soldato l’uomo comune schiacciato dal potere, si gioca in uno spazio nero, luogo «fluttuante» dell’animazione, dello spaesamento degli oggetti, dei cambi improvvisi di dimensione, delle apparizioni in tagli di luce obliqui di frammenti di corpo, di abiti che si animano come fossero coloro che un tempo li hanno indossati, di cornici che si aprono come finestre invitanti e subito si richiudono incastrandosi come griglie senza uscita. Uno spazio che si trasforma: ampio e libero quando il soldato danza con il suo violino ritrovato, ma che si restringe limitando le sue azioni, incorniciandolo, quando l’ombra nera del diavolo lo insegue e lo blocca.
Sabato, al Teatro Officina, debutto di Prove aperte di documentazione psichiatrica. Sei personaggi hanno perduto qualcosa a suo tempo. hanno perduto il senno e cercano in scena di ritrovare ciascuno il proprio senso. Si assomigliano tutti, pur nella loro incontestabile diversità, nella loro imbarazzante fisicità.

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