Fo: «Il mio programma? Ferrante lo rispetterà»

Il Nobel: «Linea dura su traffico, smog, lavoro e privatizzazioni. Non accettiamo compromessi»

Gianandrea Zagato

Bruno Ferrante per conquistare Palazzo Marino deve «rispettare il programma elettorale di Dario Fo». Avvertenza che per l’ex inquilino della Prefettura non è un sogno angoscioso ma il virgolettato minaccioso e realistico dettato ai cronisti dallo stesso Nobel, che annuncia così la nascita della lista civica «a sostegno dell’ex prefetto». Dichiarazione dell’ex aspirante candidato sindaco alle primarie dell’Unione, Fo, che mette assieme «movimenti, associazioni e comitati di quartiere» per non disperdere «quel patrimonio insostituibile perché la sinistra possa vincere a Milano».
Pacchetto di consensi indispensabili all’ex inquilino della prefettura che non riesce ancora a quagliare la sua lista civica. Raggruppamento sempre più in alto mare per gli intoppi messi in atto sia dalla Margherita che dai Ds: lista che, sussurrano dallo staff di Ferrante giusto per non rimpiangere il tempo perso, potrebbe pure vedere candidato un nome della Milano che conta vuoi in piazza Affari vuoi sotto gli stucchi e gli ori delle «maison» buone di corso Venezia. Possibilità che non sembra però convincere né Milly Moratti né Davide Corritore: nell’attesa, gli altri due partecipanti alle primarie del centrosinistra stanno infatti ragionando non sulla lista Ferrante bensì sulla condivisione della sfida lanciata da Fo. Anche loro due condividono «il duro programma di Dario», manifesto che non ammette sconti su traffico e inquinamento, edilizia sul territorio, periferia, privatizzazione e lavoro. Temi su cui, secondo Fo e i suoi supporter, serve «una radicale inversione di tendenza perché non siano oggetto di compromesso nel nuovo consiglio comunale» ovvero «bisogna rappresentare e risolvere questi problemi evitando che cadano sotto il controllo e la gestione dei poteri forti che possono condizionare anche la nuova giunta».
Valutazioni non gradite al quartier generale dell’ex prefetto, che mentre continua a dichiarare la sua autonomia e la fermezza dai partiti della coalizione non prende le distanze «dai poteri forti che condizionano la sinistra» come commenta Basilio Rizzo. Il capogruppo comunale di Miracolo a Milano partecipa «all’Opa lanciata da Dario contro i poteri forti, noi faremo una lista che condizioni i poteri forti». Come dire: un cantiere, un laboratorio «che rappresenta un’area di cittadini che non si riconoscono negli schieramenti tradizionali, anche del centrosinistra, e che ha bisogno di essere rappresentata». Immagine che per Ferrante si traduce in un’emoraggia di voti e zero commenti. Nessuna dichiarazione su questo out out di Fo e «sul duro programma che faremo rispettare». Non resta a Rifondazione e ai Ds che prendere ufficialmente le distanze con l’accusa di «rompere la sinistra»: «La decisione di dar vita a questa lista è un elemento di rottura dentro il centrosinistra e non di unità e non se ne comprendono le motivazioni politiche di contenuto» (Giovanni Occhi, capogruppo comunale Prc), «Spero che il candidato alle primarie sostenuto da Rifondazione abbia concordato la scelta con Rifondazione e che la sua sia una scelta che né oggi né in futuro produca divisioni a sinistra» (Franco Mirabelli, segretario provinciale Ds).
Doppio schiaffo cui s’aggiunge quello della Margherita, «Fo fa pesare i suoi punti di vista ma il programma vincolante è quello di Ferrante». Peccato che il programma vincolante di Ferrante è ancora nella penna e che, invece, quello di Fo è già messo nero su bianco «per concorrere alla vittoria dell’Unione». E dal quel programma, Fo, impone che si parta. Altrimenti? L’ex inquilino della Prefettura resta sempre e solo un ex.