Foca l’Ortolano

La storia di questo martire del (forse) IV secolo si perde nella leggenda. Foca (nome tipicamente bizantino) era di Sinope, sul Mar Nero, e viveva da eremita fuori dalle porte della città. Campava del suo orto e di quanto esso produceva. Solo che Foca aveva davvero il pollice verde e quel che cresceva nel suo orto bastava a provvedere sia a lui che a quelli che venivano a visitarlo, fossero pellegrini o semplici viaggiatori di passaggio in cerca di ospitalità per la notte. Non solo, ma ne avanzava sempre anche per i poveri. Quando scoppiò la persecuzione contro i cristiani, qualche invidioso (o qualcuno che aveva di che farsi perdonare dalle autorità) pensò bene di andare a denunciare Foca come cristiano. Furono sguinzagliate le guardie con l’incarico di arrestare un certo Foca, ma arrivarono a Sinope con il buio e trovarono le porte della città già chiuse. Allora si rivolsero proprio all’Ortolano, chiedendogli ospitalità per la notte e se conoscesse un cristiano di nome Foca. L’Ortolano rispose di sì a entrambe le richieste, li fece entrare e disse che l’indomani li avrebbe accompagnati da quel Foca che cercavano. Mentre i soldati dormivano, Foca si scavò la fossa nel suo orto, poi attese l’alba pregando. Al mattino, quando quelli si svegliarono, disse loro che Foca era lui stesso. Quelli rimasero sbigottiti e non seppero lì per lì che pesci prendere. Ma Foca si era già inginocchiato sull’orlo della fossa e porgeva il collo, sereno. Alla fine prevalse il senso del dovere e il cristiano fu decapitato. Sul luogo del martirio sorse in seguito una grande chiesa.