Foce, il problema è risistemare la Fiera

Una recente intervista di Repubblica (agosto 2006) a Renzo Piano e la presente discussione in consiglio comunale sul piano dei parcheggi (e soprattutto l'emergenza mobilità urbana), mi porta ad alcune considerazioni.
Non sono di famiglia genovese, ma qui risiedo da cinquanta anni e, naturalmente, genovese mi considero. Non provo molto il fascino della Foxe da «Se ghe pensu», ma insegno nella più lontana isola di «ingegneria, un arcipelago tra Albaro e la Foce (Adriano Sansa)», dal remoto 1969 quando il Biennio è approdato nella sede «provvisoria» all' interno del quartiere fieristico.
Da questo osservatorio quotidianamente avverto una progressiva, drammatica emergenza urbanistica e di mobilità urbana che da questa area cruciale investe vaste porzioni della città.
Entro i confini della Fiera i formidabili interessi che gravitano attorno alla nautica muovono a ritmi forsennati camion di riempimenti, megabetoniere, gru, pontoni. In una giornata sorgono tratti significativi di moli e dighe, si strappa terreno al mare. Non è per niente irrealistico che vasti interessi speculativi riescano a invadere lo specchio marino e le aree a terra fino a punta Vagno. Per fortuna la voce autorevolissima di Piano è forte e chiara.
Fuori dei confini del quartiere, vi è un enorme cantiere che durerà moltissimi anni in ogni caso - quanto dipenderà dalla continuità degli stanziamenti - per la sicurezza idraulica del Bisagno e il consolidamento statico della copertura. Qui hanno vinto le lobbies dei cementieri, scavatori, maneggiatori di polveri e decibel.
Una scelta autorevolmente proposta, simile a quanto realizzato con grande successo a Valencia, consisteva in sintesi nel deviare il corso del Bisagno (dalla Volpara) in tunnel verso il mare, ricuperare l' alveo per le indispensabili infrastrutture, si pensi solo al nodo cruciale di Brignole e al collegamento in sede propria tra Staglieno e piazzale Kennedy con il tratto da via Canevari sotto copertura. Questa opzione inoltre offriva l'indubbia possibilità di effettuare il consolidamento statico senza rimuovere la copertura. Decisori miopi o interessati non hanno voluto considerare quanto sopra.
Queste che ho sommariamente delineato sono le emergenze che purtroppo dureranno molti anni. Da esse conseguono situazioni generalizzate di sporcizia e degrado; si veda ad esempio lo stato di piazza Rossetti, di grande pregio architettonico, il desolante squallore di mercatini ambulanti abusivi e autorizzati, le manifestazioni sul fetido depuratore.
Occorre peraltro operare subito scelte urbanistiche concrete, non faraoniche, alcune anche semplici e non costose, con interventi non episodici ma che prevedano un equilibrato sviluppo e riassetto del territorio. Deve essere evitato lo snaturamento di un quartiere di stampo ottocentesco, barabiniano, con pregevoli costruzioni Liberty e strade, piazze, aiuole di architettura razionalista omogenee e di pregio.
Il problema principale è riassorbire la scelta, urbanisticamente impropria, della localizzazione della Fiera e rivedere i suoi collegamenti con il quartiere e la città in particolare l' interazione (e che interazione!) con la sopraelevata opera fondamentale per la città e attualmente insostituibile.
A mio avviso il vincolo più micidiale della Fiera è di avere accesso solo da levante.
Nel 1997 in sede di discussione del Piano Regolatore Generale il consigliere Bernabò Brea aveva presentato un emendamento che prevedeva un collegamento tra corso Aurelio Saffi (e Carignano) e il piazzale delle Riparazioni navali utilizzando l'ampia area tra via Fiodor e via Corsica per ricavare la rampa di sottopasso della circonvallazione a mare.
La disponibilità di ulteriori spazi per la fiera a ponente permetterebbe di arretrare l'ingresso di levante. La fiera potrebbe avere la disponibilità del Palasport solo per grandi eventi (Nautico, Euroflora) tornando il Palasport a disposizione delle discipline sportive e fornendo al quartiere vocazioni, opportunità, servizi.
Un punto particolarmente dolente è piazzale J.F.Kennedy (e M.L.King), regno di desolante squallore e sporcizia. La situazione si è aggravata da quando il l'Autorità portuale e il Comune (delibera del CC in data 21.12.2004) hanno concesso diritto di superficie alla Fiera. Di fatto si è privatizzato almeno in parte un bene pubblico importante a una SpA, anche se partecipata. Sul piazzale vi è un febbrile muoversi di muletti che di continuo spostano new jersey per delimitare e variare accessi, sottopiazzali, spazi, corsie, chicane, aree di parcheggio. A guardia vi sono categorie varie: guardie giurate, vigilantes, ragazzi con il giubbotto arancione della Fiera, vigili urbani in affitto, gabellieri.
L'area è importante e va ripensata la sua sistemazione. Se gli enti sapranno rinunciare alla tradizionale politica dei veti incrociati, ritirare ricorsi e appelli nanti i vari gradi della giustizia amministrativa, l' accordo tra gli enti (a partire dal casus della ex-Nira) dovrà essere complessivamente riformulato in ottica diversa dalla mera spartizione o predominio.
Tornando ai piazzali esterni, ritengo utopistico, anche se sarebbe bellissimo, pensare che il mare tornerà all'altezza del monumento del marinaio (ma il monumento tornerà al suo posto originario?). L'area vastissima dei piazzali di riempimento potrebbe essere destinata alla costruzione di silos multipiani interrati di grande capacità e con basso costo di costruzione per singola unità. La zona è vicina al centro, già ora ci sono due capolinea di trasporto pubblico urbano colà attestati.
Potrebbe essere l'inizio di una diversa politica dei parcheggi (e della mobilità soprattutto) che porti a ridurre drasticamente il traffico privato, la proliferazione di parcheggi «fai da te» e privati che devastano la città e originano comprensibili ribellioni di cittadini e comitati.
*Ordinario
di Fisica applicata
Università di Genova