Focene, la pineta brucia e sul litorale rivive l’incubo di Castelfusano

Il rogo è scoppiato a ridosso dell’aeroporto. L’incendio domato grazie all’intervento del Canadair. Gli ambientalisti: «Troppi interessi su quell’area»

È sembrato di rivivere la tragedia ambientale dell’estate del 2000 quando il 4 luglio in una manciata di ore bruciò un terzo dell’intera pineta di Castelfusano, a Ostia. Uno scenario terribile quello di ieri a Coccia di Morto, lembo di costa tra Fiumicino e l’abitato di Focene, a ridosso della pista numero «2» dell’aeroporto Leonardo da Vinci. Le stime migliori parlano di almeno 20 ettari di pini, lecci e macchia mediterranea divorati dalle fiamme in un pomeriggio di fuoco che ha visto combattere decine di uomini, tra pompieri, forestale e protezione civile, contro un fronte del fuoco aperto su tre linee. E, soprattutto, alimentato da un forte vento di scirocco. Proprio come in quel maledetto 4 luglio. Solo che questa volta l’intervento dei mezzi aerei antincendio è stato attivato subito. Così sulla pineta piantata nel 1929 dal principe Torlonia, ora di proprietà della società Ridarca poco prima delle 16 si sono alzati in volo due elicotteri del Corpo Forestale e un Canadair. Le fiamme, altissime in alcuni punti, hanno avvolto tutto il perimetro del laghetto interno alla boscaglia, avanzando nel corridoio centrale, sul lato di via Coccia di Morto. Un fronte è avanzato in pochi minuti pericolosamente fino a muri di cinta di una decina di abitazioni sul lato sud della cittadina. Via Coccia di Morto, che corre lungo il perimetro sud dell’aeroporto è stata chiusa al traffico per agevolare le operazioni di spegnimento. Una colonna di fumo intenso si è alzata nei pressi di Fiumicino, la scarsa visibilità ha costretto l’Enav, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, a limitare prima i voli per un breve periodo, poi per circa un’ora, fino alle 18, a chiudere la pista numero 2. Insomma, si sono rivissute, anche se con proporzioni più contenute, immagini già viste sei anni fa. Una pioggia di cenere sull’abitato di Focene e tanta paura per decine di nuclei familiari. Gli stessi residenti, tubi per l’irrigazione di campi e giardini in pugno, hanno aiutato i vigili del fuoco ad arginare il fronte dell’incendio. Solo dopo le 17,30, la situazione è tornata sotto controllo.
«In troppi vogliono la fine della pineta di Coccia di Morto». È la denuncia del Coordinamento delle Associazioni Ambientalisti di Roma e del Litorale (C.A.A.L.R) che lamenta lo stato di abbandono della riserva del litorale romano. «Abbandono che - sostengono - aumenta i rischi di abusi e di incendi, dolosi e non. Il rischio di incendio doloso è alto, peggiorato dalle condizioni atmosferiche: in troppi vogliono la fine di quella pineta per scopi speculativi. Chiederemo al Ministro dell’Ambiente - aggiungono - un intervento di risanamento ambientale e soprattutto che siano ripiantati i pini bruciati, che non sia approvato alcun progetto di attività a ridosso della Pineta».
«Va sottolineata la tempestività dell'intervento dei mezzi aerei di soccorso antincendio che hanno consentito di limitare i danni - afferma il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini, tra i primi sul posto -. Questo episodio seppure spiacevole deve farci riflettere sulla necessità di attivare al più presto nel nostro Comune il distaccamento dei Vigili del Fuoco autorizzato dalla Direzione Generale del Ministero dell’Interno circa un anno fa, ma che non vede la luce per difficoltà di risorse umane e finanziarie. Va ricordato che il Comune di Fiumicino ha un estensione territoriale più ampia di Milano, con molte superfici boscate, con 60mila abitanti ed è privo di un una Caserma dei pompieri».