Focene, il rogo in pineta poteva essere evitato

Roberto Filibeck

«Forse si poteva evitare che l’incendio che ha distrutto una vasta parte della pineta di Coccia di Morto nella nostra tenuta assumesse quelle proporzioni». A parlare, in merito all’incendio che martedì scorso ha distrutto 20 ettari, dei 50 che costituiscono insieme con la pineta di Castelfusano una delle più grandi aree verdi del litorale romano è Muzio Sforza Cesarini, il figlio del duca Ascanio, i proprietari della storica pineta creata nel 1930 dal principe Torlonia. «Senza ombra di dubbio il rogo è di natura dolosa - riprende a parlare Muzio Sforza Cesarini - ho visto personalmente il punto dove si è innescato l’incendio, al confine con la zona demaniale, e posso dire con fermezza che non è stato provocato da un’autocombustione, ma è il frutto di una “bravata” di qualche criminale incosciente. Ad ogni modo sarà il Nucleo investigativo dei Vigili del fuoco che si sta occupando delle indagini ad appurarlo». Così come accadde per la catastrofe avvenuta il 4 luglio del 2000, in cui furono distrutti quasi trecento ettari di pineta secolare nella tenuta di Castelfusano, su un’estensione di 1.060 ettari, anche questa volta le polemiche non mancano. Non tanto sulla tempestività degli interventi, che sono stati rigorosi e efficaci, ma sulle azioni preventive non attivate e grazie alle quali si poteva quantomeno evitare che il rogo si propagasse così velocemente. Ma così non è stato. Parola di Muzio Sforza Cesarini. «Da maggio scorso avevamo chiesto all’amministrazione comunale di Fiumicino e al Corpo Forestale dello Stato i necessari permessi per effettuare lo sfalcio della vegetazione diventata ormai troppo alta e altri interventi di manutenzione ordinaria dell’area, che abbiamo sempre cercato di mantenere al meglio - spiega il figlio del duca - questo anche per creare le piste tagliafuoco utili per la prevenzione degli incendi, ma a tutt’oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Lo scorso anno è accaduto lo stesso - aggiunge - per averlo fatto prima che la burocrazia rispondesse, siamo stati denunciati. Cosa altro c’è da aggiungere?». Certo è che la battaglia contro le fiamme che hanno distrutto la pineta è stata durissima e il rogo è stato domato solo dopo diverse ore, grazie anche al prezioso supporto di due aerei Canadair e di un elicottero. Ma i danni all’interno della tenuta, che tra l’altro ospita un isolotto con un fabbricato monumentale che sembra siano stati rovinati dalle fiamme, sono stati inevitabili.
Circa l’abbandono in cui è stata lasciata la pineta e sulla mancanza dell’autorizzazione concessa alla proprietà proprio per eseguire i lavori per la prevenzione degli incendi anche il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini, che si è attivato per chiedere d’urgenza l’intervento dei Canadair, da parte sua ha ricordato che «da oltre un anno il comune ha chiesto l’apertura di un distaccamento dei vigili del fuoco dedicato al territorio costiero, che ospita numerose aree verdi, che possono essere a rischio, come la pineta di Fregene e Macchiagrande. L’autorizzazione c’è ma finora non si è passati a nulla di concreto. Bisogna sempre aspettare che accada qualcosa di sgradevole?». Dura è anche la posizione del Coordinamento delle Associazioni Ambientalisti di Roma e del Litorale (C.A.A.L.R) che lamenta «lo stato di abbandono» della riserva del litorale romano nella zona di Fiumicino. «In troppi vogliono la fine della pineta di Coccia di Morto - sostengono -. Il rischio che si tratti di incendio doloso è alto, chiederemo al ministro dell’Ambiente - concludono - un intervento di risanamento ambientale e soprattutto che siano ripiantati i pini bruciati».