Foibe e svastiche La Fifa vuole un’inchiesta

Da una parte si inneggiava alle foibe irridendo l’inno al momento dell’esecuzione della banda musicale, dall’altra i tifosi si sono disposti in modo da formare una svastica sugli spalti. Un bel quadro di famiglia che la Fifa valuterà meglio dopo aver ricevuto il rapporto dell’arbitro: probabile l’apertura di una richiesta. Giunta comunale di Livorno, autorità e politici, hanno espresso il loro sdegno per quanto è andato in onda anche sugli schermi di milioni di italiani, ma al loro comprensibile disagio va doverosamente aggiunta l’ignoranza dei protagonisti, il termine più appropriato al quale si è rifatto Alessandro Cosimi, sindaco della città: «Chi fischia l’inno di Mameli sbaglia perché confonde l’idea di nazione con quella di nazionalismo che non appartiene alla cultura di Livorno».
La curva amaranto aveva annunciato di boicottare la nazionale invitando chi non condivideva a disertare il settore. Ma in un silenzio assordante, così come è stato definito il clima all’Armando Picchi di mercoledì sera, è emerso tutto il disagio del resto degli spettatori, involontari paganti di uno spettacolo increscioso. Alle parole di Oliviero Zola, segretario nazionale dell’Anvgd, uno degli organismi di rappresentanza degli esuli fuggiti da Istria e Dalmazia, che ha parlato di «inqualificabili episodi», ha replicato il vice sindaco e assessore allo sport di Trieste, Paris Lippi, che ha inviato una lettera alla Figc chiedendo chi abbia avuto la lungimirante idea di portare la nazionale a Livorno con queste premesse e quali saranno le sanzioni adottate: «Situazioni che non devono ripetersi - ha scritto Lippi -, come è giusto e doveroso combattere il razzismo negli stadi, altrettanto giusto e doveroso deve essere l’impegno per evitare che pochi ultras politicizzati inneggino alle foibe e a drammi e sofferenze di una triste storia che Trieste porta ancora nel cuore». Probabile una lunga assenza della nazionale da Livorno come successe già a Firenze. A rimuovere la svastica umana formata dai croati, ha provveduto il questore Vincenzo Roca, che prima ha dovuto evitare scontri in città e poi ristabilire l’ordine all’interno dello stadio: proprio la festa che ci voleva per onorare il ritorno azzurro in Italia.