Foibe, manifesti negazionisti di «Rifondazione» contestati

An li «copre» con la scritta «Vergogna», il Comune annuncia che saranno rimossi

Sinistra e foibe, un binomio difficile. Non è bastata l’istituzione di una Giornata del Ricordo (il 10 febbraio), e neppure le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A sinistra ancora si fa fatica ad accostarsi a un tema per anni rimosso dalla storiografia ufficiale. L’ennesima riprova la settimana scorsa quando, a nemmeno due settimane dalla Giornata del Ricordo, l’intera città è stata tappezzata di manifesti antifoibe firmati Rifondazione comunista Federazione di Roma-Progetto memoria. Una specie di lettera aperta al presidente della Repubblica in cui, sistematicamente, si nega l’eccidio degli italiani (tra i 10 e i 15mila secondo le stime degli storici) e l’esodo della popolazione giuliano-dalmata (350mila persone furono costrette ad abbandonare il luogo d’origine dopo la seconda guerra mondiale). Qualche esempio? «Ricordo che gli stessi nazisti nel 1944 - si legge nel manifesto - trovarono nelle foibe non più di 200 corpi, tutti esponenti del regime; e non le migliaia di civili “infoibati solo perché italiani” indicati dalla vulgata neoirredentista». E torna, ancora una volta, la giustificazione dei crimini dei partigiani comunisti titini con l’idea che si sia trattato solo di una reazione a eccidi fascisti e non di un vero e proprio genocidio. «Ricordo che le vittime dell’occupazione italiana - continua ancora il manifesto di Rifondazione - in Jugoslavia furono oltre 200mila. Ricordo che 11.606 di loro, soprattutto vecchi e bambini, morirono d’inedia e malattie nei campi di concentramento italiani. Ricordo che per loro non c’è nessun “giorno del ricordo”, nessun monumento e nessuna piazza o via a rievocarli». Da qui la scioccante conclusione: «Ricordo che fu questo a determinare l’eliminazione di decine di fascisti e collaborazionisti, poi gettati nelle foibe, e fu sempre questo a determinare il clima in cui maturarono eccessi e vendette personali». E, infine, la delirante lezione marxista di storia si conclude con una bacchettata al presidente della Repubblica: «Ricordo che l’Europa fu libera soprattutto grazie al sacrificio di milioni di partigiani e comunisti. Ricordo che l’Italia è una Repubblica nata dalla Resistenza e mi permetto di ricordarlo anche a lei, signor Presidente». Alleanza nazionale, dopo aver scritto allo stesso Napolitano, al sindaco Veltroni e al presidente della Camera Bertinotti chiedendo la rimozione dei manifesti, ieri li ha coperti con fascette adesive con su scritto «Manifesto negazionista, Vergogna!». «Lasciare quei manifesti in giro per Roma era un vero e proprio insulto alla memoria e una gravissima offesa ai familiari delle vittime del massacro delle foibe - hanno dichiarato il capodelegazione di An all’Europarlamento Roberta Angelilli, il senatore Marcello De Angelis e il presidente di Azione giovani Federico Iadicicco -. Ora bisogna fermare quest’opera di negazionismo della sinistra estrema. Ci aspettiamo poi una parola di chiarezza da tutte le istituzioni: è arrivato il momento che Veltroni, Gasbarra e lo stesso Prodi sconfessino i loro alleati». Ieri sera il vicecapo di gabinetto del sindaco Luca Odevaine ha annunciato: «Sono già state date disposizioni affinché vengano tolti. Le nostre squadre sono al lavoro per localizzare i manifesti e rimuoverli».