Foibe, Napolitano ricorda la strage: "Non dimentichiamo le sofferenze"

Oggi le celebrazioni della quinta Giornata del Ricordo. Il Colle: "Non dimenticheremo l’orribile morte inflitta a
italiani assolutamente immuni da ogni colpa"

Roma - "Non hanno ragion d’essere polemiche nei nostri confronti sul passato storico dell’Italia. Non dimenticare nulla delle sofferenze di nessuno, né dei torti inflitti dal fascismo alle minoranze slave né di quelli subiti da italiani, altrettanto innocenti, dopo la fine della guerra". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiude la polemica con la Slovenia di alcune settimane fa, si dice "lieto" delle spiegazioni ottenute da Lubiana, e conclude il ragionamento: "Le nuove generazioni non possono lasciar pesare sull’amicizia tra i nostri paesi le colpe e le divisioni del passato".

La Giornata del Ricordo Toni distesi alla cerimonia la Quirinale per la quinta Giornata del Ricordo. Il momento della rievocazione dei fatti è affidato a Gianni Letta. Questi puntualmente ricorda gli orrori delle foibe e l’esodo "biblico" degli italiani di Istria e Dalmazia. Napolitano, che prende la parola subito dopo, tira le somme del ragionamento. In altre occasioni simili aveva usato parole dure con la Croazia. Poche settimane fa ha chiesto ed ottenuto spiegazioni da parte della Slovenia dopo aver letto sui giornali di Lubiana che l’Italia, secondo qualcuno molto in alto da quelle parti, non aveva voce in capitolo sul passato a causa del fascismo e dei suoi orribili errori.

Secco "no" al revisionismo Per quanto riguarda la storia, invece, Napolitano precisa che un conto è non guardare troppo al passato, un altro rimuovere. E allora ci vuole una "obiettiva ricognizione storica". Punto primo: "La memoria che coltiviamo è innanzitutto quella della dura esperienza del fascismo e delle sue responsabilità storiche". Da questa presa di coscienza, sottolinea, nacque l’Articolo 11 della Costituzione. Punto secondo: "Non cancelliamo nulla, tantomeno le sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del regime e della guerra". Ragione per cui "non possiamo nemmeno dimenticare le sofferenze. Fino all’orribile morte, inflitte ad italiani assolutamente immuni da ogni colpa". Conclusione del discorso: "Nessuna identità può essere sacrificata o tenuta ai margini dell’Europa unita, che vogliamo far crescere anche insieme alla Slovenia e alla Croazia democratiche". In particolare, aggiunge, "sono lieto dei chiarimenti che mi sono stati indirizzati il 31 gennao dal presidene sloveno, la cui givane personalità ho avuto modo di apprezzare già in due incontri lo scorso anno". Come dire: pace fatta. Ma quando si è giovani si ha il dovere di guardare al futuro, non al passato.

Letta: "Ferocia contro gli italiani" La tragedia delle foibe e l’esodo a cui furono costretti, nel dopoguerra, 350mila italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, è stata coperta da "colpevoli omissioni e ci sono voluti 60 anni per vincere la cultura del silenzio". Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha rievocato il dramma. "Trecententocinquantamila italiani furono costretti a lasciare le loro case e i loro affetti - ha continuato Letta - per scampare a una ferocia inaudita e avevano il solo torto di essere e di sentirsi italiani. È la sola popolazione che ha subito un genocidio per la propria nazionalità". Letta ha poi ricordato che il Governo "conferma il proprio sostegno alla minoranza italiana in quelle terre e il confine non deve più essere una barriera da difendere e che nega la nostra civiltà, ma un confine vivo e aperto".

I documenti degli esuli Il presidente della Camera Gianfranco Fini si è fatto promotore di un’iniziativa legislativa che mira a restituire nei documenti l’identità italiana agli esuli istriani, giuliani e dalmati. Fini ne parla in una risposta ad una lettera di un’esule dalmata, la signora Federica Haglich, pubblicate entrambe oggi da Il Gazzettino. La donna pone il problema dell’identità nei documenti anagrafici che lei ed altri esuli ottengono dallo Stato italiano con l’indicazione di nazionalità yugoslava. Fini rende noto di aver scritto personalmente al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno "affinché possano individuare quanto prima una soluzione legislativa per poter annotare nei documenti di identità degli esuli e dei loro familiari la dizione italiana anziché yugoslava".