Foibe, il presidente croato fa retromarcia

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Il presidente croato Stipe Mesic fa retromarcia sulle aspre accuse rivolte al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per il suo discorso sul dramma delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Con due comunicati diffusi contemporaneamente a Zagabria e a Roma, i leader dei due Paesi hanno voluto chiudere la grave crisi che si era innescata nell’ultima settimana. «I chiarimenti dati», spiegava ieri la presidenza croata, «hanno contribuito a superare le incomprensioni sorte dopo il discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica (italiano)». Mesic si riferisce al coraggioso discorso pronunciato il 10 febbraio al Quirinale, in occasione della giornata del Ricordo della tragedia. Durante e dopo la Seconda guerra mondiale, i partigiani di Tito sterminarono, gettandoli nelle foibe, migliaia di italiani e costrinsero alla fuga 350mila connazionali che vivevano in Istria, Fiume e Dalmazia. Napolitano aveva parlato di «un moto di odio e una furia sanguinaria, un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947 e che assunse i contorni di una pulizia etnica». Nella parole del capo dello Stato, ha sottolineato Mesic, «non vi era alcuna intenzione di mettere in questione il Trattato di pace del 1947 e gli accordi di Osimo e Roma» e «né tantomeno un’ispirazione revanscista o storico-revisionista». I trattati di Osimo del 1975 e di Roma sanzionarono la definitiva perdita della Zona B, una fetta dell’Istria che avrebbe dovuto essere temporaneamente amministrata dalla Jugoslavia. Mesic aveva replicato sostenendo che nell’intervento di Napolitano «è impossibile non intravedere elementi aperti di razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico». Con la nota di ieri il presidente croato si rimangia queste parole, oltremodo offensive, e «ritiene che sia stata confermata la base per la costruzione di rapporti amichevoli». Inoltre sottolinea «l’interesse per un incontro bilaterale italo-croato al massimo livello istituzionale».
Positiva la risposta di Roma. Napolitano «ha accolto favorevolmente le espressioni del presidente croato e si è unito agli auspici di Mesic» che si possa realizzare in futuro un incontro tra i vertici dei due Paesi. Nella nota diramata dalla Farnesina si specifica che l’incidente è superato e «l’Italia non farà mancare il suo appoggio, come per il passato, al tragitto di integrazione della Croazia nell’Unione europea».
La svolta, a quanto pare, è avvenuta con la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore croato Tomislav Vidosevic per protestare contro le accuse di Mesic, ma nello stesso tempo per spiegare che Napolitano non aveva intenzione di rimettere in discussione i trattati con la Croazia. Negli ultimi giorni la crisi si era allargata coinvolgendo la Commissione europea, che aveva bollato come «inappropriato» il linguaggio di Mesic contro l’Italia. Ieri la schiarita con il dietrofront di Zagabria.
Altri aspetti delicati del braccio di ferro italo-croato, però, non sono stati chiariti. Zagabria aveva stigmatizzato il fatto che il 10 febbraio, nella consegna delle medaglie ai parenti degli infoibati al Quirinale,Napolitano ha concesso l’onorificenza anche ai familiari di Vincenzo Serrentino, l’ultimo prefetto di Zara, condannato a morte e fucilato dai titini nel 1947. Serrentino si era prodigato per alleviare i disagi della popolazione e nel quarantesimo anniversario della morte gli è stata dedicata una via nel suo paese natale in provincia di Siracusa. I croati continuano a considerarlo un «criminale di guerra fascista». Inoltre è ancora sospeso al Quirinale il riconoscimento della medaglia d’oro alla città di Zara, la Dresda della Dalmazia, distrutta dai bombardamenti alleati chiesti da Tito. L’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi voleva consegnarla agli esuli, ma la Croazia ha duramente protestato, facendo intervenire anche gli Usa e la medaglia d’oro è rimasta in un cassetto. Nella vicenda sono entrati in gioco anche gli sloveni, ma in maniera più felpata. La stampa sembrava parteggiare per Napolitano, come lo stesso premier Janez Jansa. Fra Croazia e Slovenia, appena entrata nell’Ue, non corre buon sangue per una questione di confini. Il presidente sloveno, Janez Drnovsek, ha scritto una lettera riservata a Napolitano. La missiva non conterrebbe critiche.