Foibe, lo Stato diserta il giorno della memoria

L’area è stata ampliata di 6000 metri quadrati: sarà anche un centro studi

da Trieste

La croce nera spicca verso il cielo legata con una fune ad una grande carrucola che simboleggia quella degli alleati utilizzata per recuperare i resti degli infoibati alla fine del 1945. Dopo le prime esumazioni si decise di far riposare per sempre, nel cuore del Carso, ad un passo da Trieste, 500 metri cubi di cadaveri. Per cinquant’anni le vittime della pulizia etnica anti italiana dei partigiani jugoslavi di Tito sono rimasti nell’oblio circondati da un sospettoso silenzio. Sabato 10 febbraio, Giornata del Ricordo della tragedia dell’esodo di 350mila italiani dall’Istria, Fiume e la Dalmazia, dopo il 1945, verrà inaugurato il nuovo sacrario della foiba di Basovizza, per non dimenticare. Da Roma, per timore di fischi e contestazioni, non si farà vedere alcun pezzo grosso della maggioranza governativa. Il presidente del Senato, Franco Marini, ha declinato all’ultimo momento l’invito del Comune di Trieste. «Per cinquant’anni i governi del nostro paese hanno dimenticato gli esuli. Di fronte ai parenti degli infoibati Marini poteva rischiare di venir fischiato» spiega il sindaco del capoluogo giuliano, Roberto Dipiazza, che ha fortemente voluto il nuovo progetto per la foiba di Basovizza.
Sotto una pioggia battente si sente che il primo cittadino parla con il cuore descrivendo finalmente un «monumento di serie A, per gli infoibati sempre considerati vittime di serie B». Con l’avallo dei sindaci sloveni del Carso, Dipiazza ha fatto ampliare il monumento nazionale di Basovizza su 6mila metri quadrati. La voragine della foiba è coperta da un’enorme piastra di acciaio color ruggine, a sigillare per sempre il luogo simbolo per la triste fine delle centinaia, se non migliaia di italiani e tedeschi incappati nelle grinfie del IX corpus di Tito, che per quaranta giorni occupò Trieste nel maggio 1945. Il prossimo sabato cade anche il sessantesimo anniversario del trattato di pace di Parigi, che per gli esuli significò lasciare per sempre le proprie terre e case. Per questo motivo il sindaco di Trieste aveva invitato la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato. Secondo fonti de il Giornale la presenza di Marini era stata garantita, ma poi a Trieste sono comparsi dei manifesti dai toni accesi dell’Unione degli istriani, una delle associazioni degli esuli. «Gli istriani denunciano 60 anni di inganni e tradimenti» si legge sui manifesti, oppure «Esodo=pulizia etnica=genocidio». A questo punto l’entourage di Marini ha fiutato l’aria ed il 24 gennaio l’invito è stato declinato a causa dei soliti «concomitanti impegni». A Basovizza ci saranno al massimo i sottosegretari della zona, come Ettore Rosato, agli interni con la delega per i vigili del fuoco. «Gli assenti hanno sempre torto. Marini rischiava delle contestazioni, ma con le parole giuste avrebbe potuto strappare anche un applauso» sottolinea Dipiazza.
I lavori per l’ampliamento del monumento nazionale di Basovizza sono costati un milione di euro e l’importante novità è una costruzione bassa, semplice, realizzata con le pietre del Carso. All’interno è stato ricavato un centro di documentazione, per scolaresche e visitatori, che oltre a foto, filmati e materiale informativo custodirà il libro piombato con i nomi degli infoibati.
«L’ottica è quella di un percorso storico culturale sul ‘900 di queste terre attraverso la foiba, la risiera di San Sabba ed il museo di guerra per la pace de Henriquez, che fa di Trieste una città unica anche per le sue ferite» sottolinea l’assessore alla Cultura di Trieste, Massimo Greco.
Sabato alle 11 verrà inaugurato il nuovo sacrario di Basovizza e secondo il sindaco di Trieste l’obiettivo storico sarebbe un grande gesto di riconciliazione: «La nuova Europa e la caduta dei confini verso Est ci aiuteranno a voltare pagina. Sulla foiba e sugli altri luoghi della memoria devono venire ad inginocchiarsi i capi di stato italiano, sloveno e croato per rimarginare le ferite del passato».