«Folchi, la città liberata ti condanna a morte»

Nel ’46 il capitano della Rsi venne fucilato alla Cagnola

L’ultima condanna a morte eseguita a Milano fu emessa al termine di un processo veloce. Alle 9 del mattino del 22 agosto 1945 il giudice Luigi Marantonio - che di lì a pochi anni sarebbe divenuto popolare come presidente del processo a Rina Fort, la «belva di via San Gregorio», il primo processo mediatico dell’Italia del dopoguerra - dichiarò aperta la seduta della Corte d'assise straordinaria a carico del capitano Giovanni Folchi, accusato di collaborazionismo. Il capitano, 29 anni, era presente nell'aula del palazzo di giustizia di Milano. Venne interrogato, ascoltò i testimoni, chiese di venire messo a confronto con alcuni di loro, li contraddisse, si concesse persino qualche battuta di spirito.
Alle tre la Corte d'assise emise la sentenza. Poche righe scritte di pugno da Marantonio con grafia ampia e inclinata: «Dichiara Folchi Giovanni colpevole dei reati ascrittigli e lo condanna alla pena di morte». Piuttosto rapidi, specie se confrontati ai ritmi odierni della \