Folco Orselli, ecco il cantautore funky

Milano come Babilonia e i milanesi neobabilonesi che si affannano - e spesso
si scannano - a caccia del superattico, di auto costose, dell'abbronzatura.
La nostra città vista con ironia e rabbia mista a cinismo da Folco Orselli,
cantautore doc (e milanese altrettanto doc) e di culto che domani presenta
il suo nuovo cd MilanoBabilonia con un concerto alla Salumeria della musica.
(Lo show, che fa parte dei «Rock Files» di Lifegate Radio, verrà proposto
via etere il 19 febbraio a mezzanotte).
Cantautore vivace e ondivago, Orselli è passato dalle pulsioni blues e jazz
del precedente cd La spina («molto influenzato da Tom Waits») alle
comunicative atmosfere funky di MilanoBabilonia, sempre con il supporto
della Compagnia dei Cani Scossi in cui spiccano session men come Pepe e
Pancho Ragonese rispettivamente alla tromba e alle tastiere.
Un cambio di stile, una ricerca di nuove strade? «Si, perché fortunatamente
la musica permette di vivere sempre nuove vite - sottolinea Orselli -;
questa volta ho pensato di darmi al funky, un suono tipo Funkadelic,
Parliament, insomma voglio far casino. Domani spero che il pubblico butti
via le sedie e si scateni nel ballo».
Un cantautore atipico Orselli, nato artisticamente con un rock venato di
blues che lo ha portato ad aprire i concerti di Zucchero e Tina Turner. Amo
scrivere canzoni ma anche suonare chitarra e pianoforte a tutto ritmo.
Quando ero nei Caligola ho imparato molto suonando prima di uno showman come
Zucchero. Con Tina Turner è stata un'emozione unica. Non era previsto il
supporter e mi hanno chiamato sul palco all'ultimo momento. Si sono accese
le luci, s'è sentito il boato di migliaia di persone che aspettavano Tina e
io mi sono detto: "E ora che cosa faccio?"; poi l'adrenalina mi ha dato una
mano ed è andato tutto bene».
Uno dei temi preferiti nelle sue canzoni è Milano, in La spina, celebrava
una Milano (quella dei night) che è ormai scomparsa. Ora bacchetta i
«neobabilonesi». La sua Milano non le piace più? «È troppo cambiata. Prima
era l'unica metropoli italiana, la città dell'accoglienza e della
solidarietà. Oggi è la città che guarda programmi insulsi in tv e che adora
falsi idoli calcistici. Io abito in corso Como, proprio sopra babilonia; lì
è pieno di discoteche, ristoranti dove c'è chi decide se farti entrare o
meno, non capisco con che criterio. Lì si vive forsennatamente. Però nelle
mie canzoni parlo di tutto ciò in modo surreale e un po' scherzoso, non
vogli mettermi in cattedra. Ognuno segue lo stile di vita che preferisce. I
gusti sono gusti».
Lui per ora pensa a crescere con la sua musica, ad allargare il suo raggio
d'azione senza sacrificare il suo stile. «Per ora, dal primo disco La stirpe
di Caino, sono riuscito a mantenere la mia identità. Ora voglio suonare il
più possibile dal vivo con la band, per divertirci e divertire, senza trucco
e senza inganno, con la forza dell'entusiasmo e la potenza dei ritmi funky».