Folena giustifica le barricate «È l’effetto della precarietà»

Il deputato indipendente di Prc: «Colpa di Confindustria. Ai lavoratori salari bassi e nessuna certezza»

Roberto Scafuri

da Roma

Onorevole Pietro Folena, ha visto gli operai che bloccano le strade?
«Sì e trovo che abbiano assolutamente ragione. Sono da un anno in una condizione incredibile, non riescono ad avere un contratto rinnovato nonostante richieste ragionevoli...».
D’accordo: sono esasperati. Ma ora si rischia di esasperare anche i cittadini. Non è controproducente?
«L’atteggiamento di Federmeccanica e il silenzio mediatico sulla vicenda hanno portato alla protesta estrema. Che però non vuole essere sistematica e si è proposta soprattutto un intento informativo, tanto è vero che da parte dei cittadini c’è stata solidarietà e comprensione».
Ma lei ci si è mai trovato, in un blocco stradale?
«Certo, e so che non è piacevole, soprattutto se si deve raggiungere la propria famiglia o qualche riunione importante. Ma chiunque possieda un’automobile non può non porsi un quesito: chi ha costruito quella macchina che diritti ha? Viene pagato abbastanza? Ha un posto sicuro? O è vittima delle delocalizzazioni che portano a produrre in Brasile, in Polonia, in Cina o in India?».
Direi che l’automobilista è più attento alla qualità dell’auto. E se riesce a pagarla meno, è persino più contento.
«Solo chi non ha mai lavorato in vita sua può ignorare che la qualità del prodotto è legata a quella del lavoro di chi lo assembla. Un’azienda che ci tiene a costruire prodotti di qualità sceglie tecnici, operai, ingegneri di prim’ordine. E li paga. Se necessario profumatamente. Assicura loro un lavoro stabile, il contrario della precarizzazione dilagata in questi anni. Basti guardare le inchieste sui case studies delle aziende di punta. Un motore di ricerca come Google offre ai dipendenti salari e condizioni di lavoro ottimali per ottenere maggiore efficienza e qualità...».
Invece, in Italia?
«In Italia si pensa sempre e soltanto a ridurre il costo del lavoro. Cos’è la precarietà, se non il modo in cui le aziende riducono le retribuzioni e i diritti? Lo sa che un “co.co.pro” mediamente prende meno di mille euro al mese? E lo stesso un metalmeccanico di terzo livello. Si può vivere con uno stipendio del genere?».
La colpa di questa situazione di chi è?
«Sicuramente di Federmeccanica e Confindustria. Ma direi che il nostro è un sistema malato in generale. Il Paese ha perso occasioni su occasioni: da noi ci sono ancora imprenditori che pensano di produrre le magliette e non capiscono che ormai quel tipo di prodotti si farà solo in Cina e India. Di fronte al mercato globalizzato, cercano protezionismo (e votano Lega) oppure cercano di tagliare sul costo del lavoro. Al contrario bisognerebbe investire in prodotti nuovi, con dentro alta tecnologia e design italiano...».
Ma innovazione e ricerca richiedono tempi lunghi, mica sono una pozione magica.
«No, non lo sono. Per questo occorre una leva pubblica per gestire il passaggio a nuovi assetti competitivi...».
Lei è deputato indipendente di Rifondazione. Se l’Unione vincesse potrebbe trovarsi al governo. Come gestirebbe una situazione del genere?
«Il problema è non arrivarci, a una situazione del genere. Da mesi c’è uno stallo, con il governo che si è ben guardato dal fare qualcosa. Anche con un governo dell’Unione mi auguro ci sia il conflitto, ma mi auguro un intervento governativo che prevenga l’esasperazione».
Nel dettaglio, cosa farebbe?
«Prima di tutto va ristabilita la giustizia sociale. I lavoratori devono avere un contratto che recuperi almeno l’inflazione. Va abrogata la legge 30 sul mercato del lavoro. Sul lato delle politiche industriali serve più ricerca, pubblica e privata. Basta con gli incentivi a caso, servono soldi mirati: tu fai ricerca? Ecco i soldi. Tu assumi solo co.co.co? Ti aumento le imposte. Ma servono anche investimenti veri nei distretti industriali. Questo è ciò che potrà fare il governo, ma non basta. Prima di tutto devono essere gli imprenditori a cambiare testa. Sento tante parole sull’innovazione da parte del presidente Montezemolo. Ma fatti zero, a partire dalla Fiat. Bmw ha costruito un’auto a idrogeno che fa centinaia di km con un litro. Fiat cosa fa?».