Folena: «Piero la smetta di fare la vittima»

L’ex esponente del Botteghino: «Nel suo libro il segretario ha preferito la modernità di Craxi al moralismo di Berlinguer»

Luca Telese

da Roma

«Fassino cita Berlinguer? Ogni tentativo di appropriazione e strumentalizzazione di quella memoria si commenta da solo. Trovo incredibile che si ricorra alla sua figura solo quando fa comodo e non si affronti fino in fondo la questione morale, come dovrebbero fare i compagni dei Ds».
A Pietro Folena, l’intervista di Piero Fassino a La Stampa, le parole di Luciano Violante e dei dirigenti Ds non sono piaciute. Lui, l’ex ragazzo che era a Padova al fianco di Enrico Berlinguer il giorno in cui morì, l’ex numero due di Botteghe Oscure (da pochi mesi indipendente in Rifondazione comunista con la sua associazione), ripeteva da mesi che bisognava prendere posizione contro alcune operazioni sospette. Oggi rilancia.
Perché trova strumentali le citazioni dell’ex segretario del Pci?
«Quando nel 2004 ricordammo i ventanni della sua morte, come sinistra Ds, venimmo guardati quasi con sospetto. Non è un mistero che a partire dagli anni Novanta fino ad oggi si diceva che le sue posizioni sulla questione morale fossero antistoriche e obsolete: si è visto».
Chi lo diceva, onorevole Folena?
«Be’, molti. L’ala riformista del partito, per esempio, con Enrico ancora in vita. Ma persino Fassino ha fatto propria questa posizione e l’ha rilanciata nel suo libro, quando sembrava che la priorità fosse criticare il moralismo di Berlinguer e riabilitare la modernità di Craxi».
Lei ha polemizzato duramente con i Ds, qualche giorno fa...
«Una critica dovuta e necessariamente energica, visto che su Fazio, malgrado tutto, nella Quercia si sentivano solo balbettii... tre giorni dopo quella polemica, per fortuna, sono arrivati alla richiesta di dimissioni».
Perché questa difficoltà?
«I Ds hanno dato la sensazione di tifare per i nuovi attori della politica finanziaria, ma di aver sostanzialmente rinunciato alla possibilità di cambiare un sistema che non va. Spero di sbagliarmi».
Da cosa lo deduce?
«Dalle cose che hanno detto in questi mesi, per esempio. Bisognerebbe chiedere a Fassino di essere meno vittimista e fare autocritica per le interviste in cui prima dello scandalo diceva che Ricucci era un buon imprenditore, e che non c’era differenza fra essere imprenditori del mattone o delle macchine».
Non è facile dirlo dopo l’inchiesta?
«Se cerca sul Corriere della Sera, troverà un articolo in cui potrà verificare che lo dicevo ben prima dello scandalo».
Anche lei trova scandalosa l’intervista di Parisi sulla questione morale?
«Non faccio il giudice delle opinioni altrui. Ma mi chiedo: non stavano facendo un partito insieme, solo pochi mesi fa i Ds e la Margherita? Ora sembra che siano ai ferri corti».
E l’accordo alla Rai è stato una nefandezza o no?
«È stato il tentativo di trovare un soluzione, non propio felicissimo».
Per lei Petruccioli è «un ostaggio» di Berlusconi?
«No, questa è una sciocchezza. Fra l’altro quello attuale è uno dei migliori e più pluralisti Cda degli ultimi anni».
Perché esplode questa polemica?
«Perché il nostro - da quello dei salotti buoni a quello dei nuovi rampolli - è un capitalismo malato».
Perché?
«Io credo che il principale responsabile della crisi del capitalismo produttivo siano Berlusconi, la sua politica economica. Ma vorrei che qualcuno a sinistra avesse più coraggio».
Ovvero?
«Chiedersi, per esempio, come mai con questi signori che fanno i soldi di carta senza capitali, e ora sono protagonisti delle inchieste per i metodi che hanno usato si sia alleata anche l’Unipol».
Che fa, critica le cooperative?
«Io le difesi nel ’94, quando Berlusconi voleva cancellare i loro privilegi. Ma mi chiedo: come fa Fassino a difendere le Coop quando scalano una banca?».
Cosa dovrebbero fare i Ds?
«Se si assume la funzione di regolatori del mercato, senza tifare per nessuno, allora non si possono fare sconti nemmeno all’Unipol. E poi chiedersi cosa sta accadendo alla politica, se in Sicilia, per fare un esempio, si stava proponendo come candidato presidente un uomo che tre anni fa era eletto in Forza Italia!».
Parla del caso Latteri?
«E di tanto trasformismo che si vede».
Morale della favola?
«Ben venga la polemica, se serve a rigenerare la politica e non resta un temporale estivo