Folgorata sul set dai testi sacri «Pretty Woman» diventa indù

Giungere sino a Prajapati, il Progenitore, quell’essere illimitato dal quale gli dèi stessi sono sorti. Trovare in culti e liturgie nuovi una serenità di difficile raggiungimento, quando si è ricchi, belli, invidiati. Tendere allo spirito tramite un dio diverso.
Passerà l’estate cercando l’anima per mezzo dell’induismo, la diva planetaria Julia Roberts, folgorata dal brahma sulla via di Nuova Delhi, mentre girava il suo ultimo film, Eat, Pray, Love, cioè Mangia, prega, ama (dal 17 settembre nelle sale, distribuito dalla Sony, che spedirà Julia da noi per il lancio del film di Ryan Murphy, con Javier Bardem e Luca Argentero). Comandamenti semplici, che faranno colpo sulla disorientata platea femminile di oggi e della quale fa parte anche la diva Julia. Il fatto è che Pretty Woman, 42 anni, un marito e tre figli, ha appena rivelato al magazine Elle, in edicola a settembre, che lei, figlia di cattolici osservanti, s’è convertita all’induismo, sotto la forza d'urto d’una scoperta fatta nel tempio di Hazi Mandir, vicino a New Delhi. Là, dove il religioso è il sociale e la vacca è sacra e il brahmino Swami Dharamander legava tre nastrini rossi ai polsi di Hazel, Phinnaeus ed Henry, figli di Julia e del cameraman Daniel Moder, è successo qualcosa.
«L’idea della reincarnazione mi piace. In questa vita sono stata troppo sfruttata da amici e parenti, per non desiderare di tornare sotto una specie più dimessa», ha detto la Roberts, figlia di madre cattolica e di padre battista e nata in Georgia, nella cosiddetta «cintura della Bibbia». «Stavolta mi piacerebbe reincarnarmi in qualcosa di tranquillo», ha concluso il premio Oscar (Erin Brockovich), lasciando intendere quanto le pesi vivere sotto i riflettori. Naturalmente, la notizia ha fatto il giro del mondo, perché una delle attrici più amate del panorama hollywoodiano, che passa, d’amblé, alla pratica teologica di Krisna solo perché, per puro caso, ha girato un film in India, durante il rito del Navratr (nove giorni dedicati a Krsna), comunque fa parlare di sè. «Con mio marito e i miei figli andiamo regolarmente al tempio induista. Preghiamo e cantiamo», ha spiegato l’attrice che, quanto a rivelazioni interiori, si è messa sullo stesso piano di Richard Gere, suo partner in Pretty Woman e buddhista inveterato.
Ma a pensar male non si fa danno: non sarà che questa conversione serve da grancassa alla commedia romantica Mangia, prega, ama basata sull'omonimo bestseller (autobiografico) di Elizabeth Gilbert? Qui, una divorziata in crisi d’identità, si mette in viaggio per cercare se stessa, recandosi in Italia (tra Roma e Sorrento, con Argentero come guida), dove impara a mangiare il nostro ben di Dio; in India, dove apprende a curarsi l’anima e a Bali, dove finalmente incontrerà un uomo. A sentire i blogger di Times of India, la diva ha fatto bene a trovare soddisfazione nella Bhagavad Gita, il testo sacro induista. Però, i lettori anglosassoni del Daily Mail polemicamente si sfogano sul sito: è mai possibile scegliersi una religione come un paio di slip? Sarà, ma la bella attrice non si limita ad abbracciare l’indusimo, lanciandosi pure in una crociata contro la chirurgia estetica. «Voglio che i miei bambini mi conoscano per quella che sono, quando sono confusa, o stanca. È una vera disgrazia che le donne, oggi, sappiano darsi unicamente la possibilità d’un ritocco estetico». A trasformare Julia ha contribuito la malattia della madre, alla quale lei è legata. Tanto da chiedere al brahmino Dharamander, che ha imposto il segno vermiglio sulla fronte dei suoi figli, di pregare per l’inferma. «Prima che partisse ho detto alla Roberts che poteva non mangiare, o non amare, ma non doveva dimenticarsi di pregare», rivela Swami. Preghiera esaudita.