Folla in Comune per la festa della Nazione

I milanesi ricevuti a Palazzo Marino. E in prefettura il pensiero di Ferrante va a Clementina Cantoni

Gianandrea Zagato

Porte aperte a Palazzo Marino. Gabriele Albertini riceve i milanesi. Cede anche la sua poltrona, «è giusto così perché è il cittadino il vero sindaco». È la festa della Repubblica che vede affollate le sale del Comune, «bella occasione per avvicinarsi a questo patrimonio storico e di bellezza» chiosa il primo cittadino. Dichiarazione fatta con l’orgoglio di chi sa di aver fatto molto per il palazzo comunale, «non l’abbiamo trovato così: basta dire che nella Sala degli arazzi venivano fatte le fotocopie».
Immagine sbiadita di un tempo, mentre dal cortile di Palazzo Marino risuonano le note della Fanfara dell’Arma dei Carabinieri e, poi, quelle dell’orchestra civica dei fiati. Appuntamento d’ordinanza seguito dalla cerimonia dell’alzabandiera in piazza Duomo, con tanto di sfilata dei reparti d’arma. Applausi della città che celebra il 2 giugno pure a Palazzo Isimbardi, sede della Provincia: anche qui, in via Vivaio, i saloni sono aperti: occasione più unica che rara per mettere il naso anche nello studio e nell’anticamera del presidente Filippo Penanti. Nasi all’insù per ammirare gli affreschi e i dipinti del Tiepolo. Della festività ne approfittano poco più di trecento cittadini che visitano il palazzo.
Ma il padrone di casa non c’è. Anche lui, come il sindaco e tutte le più alte cariche dello Stato e della città, è ospite del prefetto, Bruno Ferrante, alla festa della Repubblica in quel di Palazzo Diotti. Occasione per riflettere sui valori della Costituzione: «Libertà e democrazia, libertà individuali e libertà politiche sono beni preziosi e irrinunciabili», afferma Ferrante che rivolge un pensiero ai militari e ai civili morti in Irak. «Un pensiero in modo particolare a Enzo Baldoni, sequestrato e ucciso forse perché raccontava la guerra e amava la pace. E non possiamo non pensare con trepidazione e ansia a Clementina Cantoni», dice a voce alta il prefetto perché «Clementina deve tornare libera per riprendere il suo cammino, che è fatto di amore per gli altri e di aiuto ai più deboli». Ma la celebrazione del 2 giugno è anche monito per ribadire che «solidarietà e partecipazione sono doveri, ma anche stile di vita, regola di comportamento, metodo di azione». E qui il pensiero va agli immigrati, ai giovani e agli anziani: «Fare fermentare le diversità è quello che, con espressione originale ma densa di significati, ha detto il cardinale Martini durante una recente visita alla nostra città. Questa è la strada da seguire». Gli applausi della città dell’economia, della politica e delle istituzioni riaffermano che questo è il percorso che Milano può e deve seguire.