Una folla per Silvio: in 24mila ai comizi

Dodicimila persone a Palermo, altrettante a Catania, forse di più. Due palazzetti dello sport strapieni, clima da torcida, mai visto in questa campagna elettorale - forse - e poi tamburi che rullano durante l’intervento del Cavaliere, fazzoletti in omicromia con i colori del Catania (salteranno fuori da qualche curva?) e cartelli in blu con la scritta «Berlusconi presidente». L’uno-due di Silvio Berlusconi in Sicilia, registra un pienone senza precedenti, e trasforma i due appuntamenti nell’isola in qualcosa di più di un comizio, uno di quegli show che appassionano il Cavaliere. Al punto che, il leader del centrodestra, si lancia più volte nelle battute improvvisate e nelle gag. Vedere per credere: «Avevo detto ad Angelino Alfano di procurarmi uno spadone - il pubblico scoppia a ridere - per poter battere sulla spalla almeno nelle prime file dei più valorosi che sono qui a seguirmi». Pausa. «... sulla spalla destra, intendo, perché sulla sinistra non ce la faccio». Oppure quando alla fine dei due comizi estrae da una delle tasche un foglietto bianco e annuncia: «Mi sono preparato delle domandine da farvi, quindi concentratevi bene e state attenti a non fare errori».
La platea già sorride e lui inanella una interminabile sequenza di ne avete abbastanza di... seguono «il fisco che vi mette le mani nelle tasche» («Nooo!»); «quelli che dicono sempre no a tutto, dalla Tav alle grandi opere» (Nooo!); la sequenza continua per sei o sette punti, fino a che, improvvisamente, non c’è lo scherzetto. Ovvero: Berlusconi dice «pensate che Veltroni debba andare in Africa?». Qui metà del pubblico, abituato a dire no cade nel tranello. E gli altri scoppiano a ridere e gridano «Sììì!». Per non dire delle nuove battute mutuate dalla televisione, ad esempio quella di «un comico che come voi viene da un’isola, anche se non è né la Sicilia, né la Sardegna, uno che dice a Colorado Café “Non c’è problema tu dimmi cosa devo fare ed io lo farò”».
E poi c’è l’uso apparentemente casuale, e invece studiatissimo delle citazioni dei suoi candidati. Richiede ovazioni per Raffaele Lombardo, ha battute affettuose per il senatore Pino Firrarello: «Qualcuno - sorride il Cavaliere - forse ero io, lo ha definito un’antica quercia dal cuore d’oro». Oppure, nel pieno del comizio, quando fa svolazzare i due doppiopetti del Caraceni, riallaccia la giacca ed esclama: «Hai visto Stefania? Hai visto quanto sono dimagrito...». E ovviamente Stefania è seduta in prima fila ed è la Prestigiacomo. E poi, rivolto al pubblico: «Che sia brava l’ho verificato in cinque anni di lavoro in Consiglio dei ministri. Che sia bella lo vedete tutti!». Oppure questa singolare forma di interazione con il pubblico, quella di «patteggiare» il tempo del suo residuo discorso: «Vedo che siete stoici, che faccio, parlo per altri cinque minuti?». «Sììì!» e lui: «Oppure otto?». «Otto!». Qualcuno si spinge più in là «Dieci!». Qualcuno urla dal fondo «Non smettere più!».
Ma il numero per cui cadono giù gli spalti, è l’evocazione dei leader meno amati dal popolo del centrodestra. Il boato da applausometro negativo, lo registra la digressione ironica sul ministro degli Esteri. «Hanno detto che vogliono la novità in politica, ad esempio quella di un certo D’Alema che ha quarantacinque anni di carriera alle spalle». Ed è a questo punto, ovviamente, che a Catania, il pubblico, comincia a battere i piedi sugli spalti come allo stadio. E infine, persino le note di colore sul menu e sulla dieta della campagna elettorale. Parlando infatti del comizio svolto a Palermo, Berlusconi accenna in tono ironicamente affranto: «Pensate, a pranzo stamattina ho rinunciato persino alla caponata per amore della libertà...». Insomma, proprio lui, che aveva iniziato a parlare dicendo: «Scusatemi per la voce sommessa e arrochita, ma da due giorni mi fanno parlare dieci ore al giorno», trasforma i due comizi in una sorta di ola da tifo calcistico. Se la politica può assomigliare al calcio, la Sicilia è la torcida del Cavaliere.
Luca Telese