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«Io perdono, ma non condono. Da quando mi hanno tolto il saio con quelle accuse infamanti ho indossato i panni del detective e ho scoperto il complotto ordito dai miei confratelli e dalla suora che s’è inventata la violenza sessuale. Un complotto per mettere le mani sui milioni di euro della mia struttura, l’Oasi Francescana di Cosenza. Ho trovato le prove...».
Non porge l’altra guancia l’ex frate Francesco Bisceglie, alias padre Fedele, 70enne, arrestato insieme al segretario il 23 gennaio 2006 con l’accusa di violenza sessuale, singola e di gruppo, su una suora. Parla di macchinazioni e cospirazioni pianificate in convento per togliergli un giocattolo che, a suo dire, fa gola a tanti. Anticipa parte del memoriale che darà alle stampe e nel quale renderà noti i carteggi segreti con le alte sfere ecclesiastiche.
Allora padre Fedele, perché grida al complotto?
«Diciamo subito che io non ho mai violentato nessuno, figurarsi una suora. E infatti non c’è la prova che questo peccato sia avvenuto o che io l’abbia commesso. Anzi, c’è la prova del contrario. Che io ho scoperto».
Ovvero?
«Nel corso delle indagini e degli accertamenti peritali alla suora è stata riscontrata una particolare patologia, non letale, trasmissibile solo con atto sessuale. E io quella malattia non l’ho mai presa».
Sì, ma che c’entra questo col complotto?
«C’entra. Perché la suora, poveretta, s’è inventata tutto, evidentemente su input di qualcun altro all’interno di un’Oasi dilaniata dalle invidie dei frati e dall’interesse di altri per il business. Il complotto mirava a distruggere me per accaparrarsi tutta la struttura. Pago per aver pestato i piedi alle persone sbagliate, a gente a cui non gliene frega niente dei poveri e degli orfani. Il valore dell’Oasi è difficile da stimare, ma è certamente elevato, specie ora che la vogliono trasformare per lucrarci di più. Qui sono in ballo milioni di euro, mica spiccioli per le elemosine. Ma chi ha voluto farmi fuori forse non sapeva che esiste una clausola, sottoscritta da chi mi ha donato il suolo, che impone a chiunque di rispettare l’accordo a vita sulla destinazione d’uso della struttura: una casa di accoglienza per poveri, handicappati, ragazze madri e bambini abbandonati. Un mese prima di essere arrestato chiamavo in causa non solo la politica ma gli uomini di chiesa a ricordarsi, prima di prendere qualsiasi decisione, che il povero è l’immagine di Cristo. E me l’hanno fatta pagare».
Sa chi avrebbe pianificato il complotto?
«Certo. Nomi e cognomi. Il fratello (...) poi il fratello (...). Tutti francescani che pregavano con me, anche uno a cui ho salvato la vita. È stato il primo a tradirmi, come Giuda».
Ma è proprio sicuro?
«Ho le prove scritte, carta canta. In questi due anni, tra la galera, gli arresti domiciliari, la scarcerazione, mi sono dato da fare per capire. Ricordatevi che se Gesù è stato venduto da un apostolo, io sono stato venduto dalla suora e da alcuni confratelli, non tutti per fortuna. Anche la chiesa locale, purtroppo, ha scritto una pagina sanguinante, dolorosa. E pensare che i superiori erano arrivati a propormi alte cariche pur di togliermi di torno. E io ho rifiutato. Ho documenti in mano scottanti...».
Torniamo alla suora...
«Certo. Pochi sanno che è stata denunciata da un magistrato del tribunale dei Minori che la stessa aveva detto esser stato presente, con me e il mio segretario, ad un incontro sessuale. Col tempo si è scoperto che l’identikit fatto dalla suora non combaciava con quel giudice (peraltro di religione buddista), e per questo l’11 luglio la suora finirà davanti al gip per calunnia. Bene per il giudice, ci mancherebbe. Ma perché lui non è mai stato nemmeno indagato ed io, invece, sono finito dentro?».
Scusi ancora, padre Fedele. Ma come si può pensare che una suora si inventi tutto...
«Un giorno, ne sono certo, la sorella confesserà il peccato».
I suoi legali dicono che lei soffriva anche di impotenza e che dunque non poteva partecipare attivamente all’incontro...
«Impotenza... soffrivo di un problema serissimo alla prostata, un’ipertrofia grave, che mi impediva di fare quel che mi si addebita».
Nel processo si è parlato di ricompense di 100mila euro per un rapporto con la suora.
«Mi verrebbe da fare una battuta ma mi mordo la lingua. Ma chi pagherebbe tanto? E poi per una suora che, con tutto il rispetto... non è proprio la Lollobrigida...».
Non c’è solo la suora che la accusa. Almeno altre tre donne la tirano in ballo.
«Non fanno parte del processo, sono versioni marginali, ovviamente false. Di una, e ho trovato le prove, è stata pure pagata; ha preso 2.500 euro. Ma di questo non voglio ancora parlare anche perché non fa parte del delitto...».
Del delitto, come dice, fanno parte però alcune telefonate nelle quali lei usa terminologie spinte e allusioni sessuali...
«Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma da qui allo stupro ce ne passa. Sono l’ultimo dei sacerdoti e il primo dei peccatori, non l’ho mai nascosto. Comunque perdono tutti: suore, confratelli, inquirenti, perché non sanno quello che fanno».