Un folle omicida, due donne distrutte Il sistema che avrebbe dovuto curare un malato di mente e proteggere da lui la società ha fallito Ne fanno le spese le vittime dell’aggressione. E anche due madri, travolte da una tragedia assurda

Andare a fare la spesa o al lavoro. E non tornare più a casa perché è capitato l’incontro sbagliato. Nel caso dell’uomo di Torino ucciso a coltellate e della figlia che se l’è cavata per miracolo, la variabile impazzita è un uomo malato di mente che non doveva trovarsi in libertà e che poco prima si era presentato dai carabinieri armato e per di più manifestando un palese disagio. Dalla caserma quell’uomo, Antonio Olivieri, è stato portato al pronto soccorso, da cui poi si è allontanato. Il sistema non ha funzionato. E questa falla nella rete che dovrebbe curare i malati di mente e proteggere loro e la società non solo è costata la vita di un uomo, ma ha spezzato le esistenze di altre persone. Quella della moglie della vittima, che non sarà più la stessa. E quella della madre dell’assassino, che da tempo viveva nel terrore e nella solitudine il rapporto con la malattia di suo figlio.