La follia d’amore secondo Donizetti

L’opera vide la luce al teatro San Carlo di Napoli nel 1835

«L’opera lirica, al Teatro Caboto, è anzitutto teatro. Fatto scenico, fisico. Il canto è un gesto, il pianoforte è presente e prepotente come un attore. Più piccola nelle dimensioni, priva di coro e di orchestra, l’opera lavora in profondità». È il pensiero di Giacomo Agosti che con queste parole sostiene la scelta artistica di aver lavorato attorno ad un lavoro impegnativo, sviluppando un genere non così frequentato e dando forma sulla scena del Teatro Caboto da oggi all’opera di Gaetano Donizetti «Lucia di Lammermoor». All’interno di un cartellone multicolore, tra classici e contemporanei, dopo avere affrontato felicemente l’allestimento della «Traviata», poi della «Bohème» per poi concentrarsi attorno alla retorica dell’arte teatrale espressa nella messinscena dei «Pagliacci», ora l’Associazione Il Nuovo Mondo, diretta da Agosti, pone sotto i riflettori della scena il senso della pazzia.
Nella Scozia del 1600 Lucia, una ragazza di famiglia protestante, si innamora del giovane Edgardo, un ragazzo in partenza per la Francia. Si giurano amore eterno, ma il fratello della sventurata ha già ipotecato il futuro di Lucia, programmandole il matrimonio con qualcuno utile ai suoi progetti. Così, facendole credere di essere stata tradita dal suo innamorato, Lucia cede e acconsente. La sera delle nozze si ripresenta Edgardo e Lucia, vittima di una crisi, impazzisce e uccide l’uomo che ha sposato. Quando Edgardo viene a conoscenza della morte di Lucia, si toglie la vita.
«Per cercare di entrare nella mente di una ragazza ammalata - spiega Agosti -, convinta di ri-vivere il dramma di un’antenata, abbiamo pensato di presentare tutti i segnali, tutti gli stimoli che vengono a sollecitare la memoria e la fantasia di una persona. Donizetti ha creato una musica complessa, fatta di riprese di motivi. Noi vogliamo lavorare sulle tensioni che governano l’animo dei nostri-attori cantanti, a cominciare dalla protagonista, Aude Pryia Engel, una cantante francese cresciuta in India».
Una compagnia cosmopolita incornicia ad arte la vicenda di Lucia di Lemmermoor; da un lato Leopoldo Rojas-O’Donnell, baritono spagnolo, veste i panni del fratello cattivo, mentre nel ruolo di Edgardo si alternano il giovane tenore giapponese Junpei Aiyama e l’affermato cantante Marco Ferrato. Un cast nutrito, capace di dare vita al dramma tragico che per la prima volta vide la luce al teatro San Carlo di Napoli nel 1835, calcherà la scena del Caboto con l’intenzione di commuovere il pubblico e di portare sotto lo sguardo dei presenti la triste vicenda di due innamorati che muoiono per pazzia e per amore, invocando quell’unione che sulla terra è stata loro negata.
Lucia di Lammermoor
Teatro Caboto
Fino al 2 marzo
Informazioni: 02.70605035