La «follia» erasmiana di fare un Giornale parlando d’amore

(...) necessario lavorare sulla bile dei lettori per farli contenti. Anzi. E l’andamento sia delle vendite che del mercato pubblicitario lo conferma ampiamente.
Non c’è bisogno di scomodare Berlusconi in ospedale che dice che «l’amore vince sempre sull’odio», nè di andare a ripescare precedenti che stanno più in alto di Berlusconi.
La forza dell’amore è la forza di un’altra informazione possibile: in cui si possa fare (legittima) opposizione a chiunque, ma che non si trasformi mai in odio o insulti personali contro nessuno. Faccio un esempio: le nostre raccolte sono a disposizione per testimoniare come proviamo a stanare Marta Vincenzi, Claudio Burlando e Alessandro Repetto quotidianamente. Ma le stesse raccolte testimoniano che il sindaco e i presidenti di Regione e Provincia non sono nostri avversari personali, anzi godono del nostro rispetto e della nostra stima quando se la meritano. Ogni tanto, qualcuno ce lo rimprovera, chiedendo «più sangue». Ma non lo accontentiamo: chi vuole sangue vada all’Avis, non su queste pagine.
La forza dell’amore è la forza della correttezza di pubblicare rettifiche e precisazioni, di dare spazio a tutti, anche a coloro di cui non si condividono le idee. La forza dell’amore è la forza del garantismo: con gli amici, ma anche e soprattutto con gli avversari. Quando è più difficile.
La forza dell’amore è quella della nostra carissima lettrice che ieri ha chiamato in redazione e chiedendo come unica condizione l’anonimato, ha messo a disposizione una cifra per una famiglia sofferente di cui ci eravamo occupati. Senza che nessuno le chiedesse nulla e senza farsi pubblicità. È la banalità del bene.
La forza dell’amore sono le lacrime di una nostra lettrice di via Antica Romana di Quinto, che ieri mi ha chiamato spiegandomi si sentirsi come mamma Rosa e usando le parole più semplici e belle a sua disposizione.
La forza dell’amore sono le lettere che stanno arrivando in redazione in questi giorni. Centinaia e centinaia di bigliettini d’auguri, di manoscritti, di fax, di mail, di persone che ci vogliono bene e che danno un senso a questo mestiere. Centinaia e centinaia di lettori, in carne e inchiostro, carta e toner, sudore e passione, che sono la nostra forza, gli unici nostri padroni.
La forza dell’amore è invincibile. E va oltre le minacce, le offese, le scemenze, le menzogne che spesso arrivano anche a noi da internet: c’è gente che grufola nei porcili della rete. Blog, siti, social network varie ed eventuali dove frustrati di ogni frustrazione sputano su tutto e tutti. Materiale di cui si occuperanno ampiamente magistrati, polizia ed avvocati. Materiale, però, di cui si farebbe volentieri a meno. Alla faccia di tanti - anche nostri amici - che pensano che la rete sia un grande strumento di progresso e di democrazia.
La forza dell’amore, soprattutto, è quella di un mondo dove le parole hanno un valore. E dove «amico» significa amico. E non una lucetta sul computer a identificare uno che il giorno dopo non saluteremo per strada.