"Follie" in toga: quando il giudice lo fa strano

Sentenze surreali, pm molestatori, scuse assurde, liti, avances, tirassegno e persino un attentato: ecco perché ai magistrati servirebbe un test di idoneità. "Comportamenti deliranti": il Csm non procede ma dopo anni il magistrato finisce suicida

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Ci sono pazzi e pazzi, anche tra i magistrati. Come scrive Filippo Facci nel suo Appunto di ieri sulla casta in toga che, a differenza di altre caste, sfugge all’esame dell’idoneità mentale, di casi psichiatrici ve ne sono svariati oltre a quello citato nella rubrica: dal giudice che abbandona l’aula perché «signor presidente, ho i ceci sul fuoco» e che giudica incostituzionale l’ora legale, al consigliere d’appello sorpreso nel bagno di un cinema a fare sesso con un ragazzo ma assolto dal Csm perché ha sbattuto la testa sulla porta della toilette «e ciò lo avrebbe reso - scrive Mauro Mellini nel libro La fabbrica degli errori edito da Koinè - per un certo tempo incapace di intendere».

È di qualche giorno addietro la storia del giudice di La Spezia indagato per aver tagliato le gomme all’auto di una collega per questioni di parcheggio: un po’ come quel pretore di Nicosia che litigò coi carabinieri per il «posto riservato» ai magistrati, che in realtà non esisteva. Sempre in Liguria, anni fa, due magistrati finirono sotto accertamento per il tiro al bersaglio, con rivoltelle, sui fascicoli riposti in archivio. Quanto ai pm «pistoleri», le cronache rimandano a due episodi: un gip arrestato in Sicilia per aver fatto sparare a un professore universitario reo d’aver bocciato la nipote quattro volte di seguito e un pm di Milano «ammonito» per aver estratto minacciosamente la Beretta in faccia a un avvocato e per aver sparato in aria al culmine di un litigio nel traffico.

Uno, dieci, troppi casi. A un sostituto sono stati contestati atti di libidine su un handicappato mentre un giudice marchigiano, senza motivo, non si è recato in tribunale per tre mesi, finendo con l’essere dichiarato incapace di intendere e di volere. In Calabria un giudice ha picchiato e insultato un guardalinee in un campionato dilettanti, un altro è stato beccato mentre tirava calci in una serie minore sotto falso nome perché colpito da squalifica per ingiurie. Tra i casi celebri - alcuni riportati ne La giustizia dimenticata di Massimo Martinelli, di prossima uscita con Gremese - quello della donna in toga sorpresa a fare regate transoceaniche nonostante fosse in congedo per malattia: «Le ferie erano concordate. E il ritorno mediatico che c’è stato è stato solo un fatto positivo che ha dato onore e prestigio alla magistratura».

Scalpore fece la storia di quel giudice accusato di eccesso di retorica nei dispositivi delle sentenze: i riferimenti andavano da Virgilio a Polifemo, dal mago Houdini a Kafka, da Cicciolina a Montesquieu passando per Aristotele, Bach, Madonna (la popstar), la legge delle dodici tavole e buon ultima la Sibilla Cumana. La denuncia al Csm parlava di motivazioni infarcite di citazioni stravaganti e bizzarre, spesso al limite del grottesco, ritenute «superflue, non pertinenti». Un magistrato di Rimini ha prodotto un’ordinanza di remissione alla Corte Costituzionale a forma di piece teatrale. La stravaganza non è estranea nemmeno alla toga di origini sarde che, per fare un dispetto ai colleghi, ha imbrattato con «abbondanti strisciate di Nutella» le pareti del bagno dell’ufficio. Ammonito. Il Csm si occupò anche di un giudice pugliese accusato di ossessionare con le sue avances segretarie e cancelliere del tribunale. E un’eccessiva inclinazione per i piaceri della carne costò il trasferimento per incompatibilità ambientale a una toga marchigiana accusato di perseguitare l’amante e suo marito, arrivando a dichiarare la sua relazione extraconiugale in diretta tv.

C’è poi il pretore piemontese che, stando al Csm, finì sospeso perché «pronunciava a breve distanza di tempo sentenze radicalmente contrastanti sul medesimo oggetto del contendere» con «motivazioni emozionali e metagiuridiche». Pescando a caso spunta l’incredibile vicenda del magistrato chiamato dal Csm a giustificare comportamenti «confusi e deliranti». L’interessato affida la sua difesa a 13 cartelle scritte in stile Ionesco. Un passaggio: «Sentivo l’incombenza di un pericolo che soverchiava il mio destino (di coda di lepre da buttare innanzi alla muta), e toccava la sicurezza dello Stato... mancai poi il suicidio, giacché caddi sui piedi. Tornai così in servizio con nuove funzioni». Il Csm decise di non decidere. Il magistrato restò in servizio, anni dopo si tolse la vita. E che dire di quel pm di Ancona che per dimostrare la sua tesi accusatoria è arrivato a sottoporre a «seduta ipnotica un testimone al fine di recuperare ricordi rimossi». Poi capita che la politica parli di toghe impazzite e di test. C’è chi scomoda Woodcock, il pm dei vip, e come Gasparri di An finisce in tribunale. E chi come Andreotti è stato perseguito per aver dato del folle al magistrato Mario Almerighi: «È pazzo, dica quello che vuole, mi procura solo divertimento».