Follieri il «genio» a prova di D’Alema

Io uno come Raffaello Follieri lo vedrei bene come presidente della Repubblica, ma sarebbe in grado di farci sognare anche soltanto come ministro delle Finanze. È nato ventinove anni fa a San Giovanni Rotondo, che essendo il paese di Padre Pio è già un’indicazione di santità. È stato il fidanzato di Anne Hathaway, la brunetta glamour di Il diavolo veste Prada. Aveva convinto Bill Clinton che avrebbe fatto votare in massa i cattolici americani per la moglie Hillary: nell’attesa si era fatto dare da un miliardario amico dell’ex presidente 55 milioni di dollari per acquistare delle proprietà ecclesiastiche esistenti soltanto nella sua testa. Viveva in un appartamento di 750 metri quadri su due piani dell’Olympic Tower di New York, con vista su Central Park, e si faceva curare da un medico di Londra che a ogni visita a domicilio, andata e ritorno su jet privato, gli costava ventimila dollari...
Quando l’hanno arrestato, gli agenti dell’Fbi hanno trovato nel suo armadio molti abiti talari e qualche stola cardinalizia: quando non aveva un alto prelato sottomano, Follieri non si perdeva d’animo e lo inventava fra le quattro mura (oddio, viste le dimensioni del suo appartamento, fra le quaranta mura...) di casa sua... Ditemi, se non è un genio uno così, allora non abbiamo più fiducia nel genere umano.
Se l’avessero lasciato fare, invece di ammanettarlo come un criminale qualunque, Follieri avrebbe venduto a Bush il Colosseo e a Obama la Fontana di Trevi... Avendo in salotto una foto che lo immortalava in visita privata, con fidanzata incorporata, dal Santo Padre, il buon Giovanni Paolo II, non stentiamo a credere che a prezzi stracciati sarebbe riuscito a piazzare negli States anche la Cappella Sistina.
Sino a che non è finito dentro per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, trasferimento illecito di denaro e riciclaggio, per il jet-set di Manhattan il ragazzo Follieri era il «nice boy» del Vaticano, l’uomo di fiducia della Santa Sede.
Voi direte che gli americani sono tonti, e ve lo posso pure concedere, ma Massimo D’Alema, quando era ancora ministro degli Esteri, fu l’ospite privilegiato di una cena in suo onore proprio in casa Follieri. E D’Alema, si sa, per sua stessa ammissione, tonto non è.
Allora, cosa aspettiamo a chiedere l’estradizione e a ricompensarlo come merita? Un laticlavio, una presidenza, un ente, una banca?