Follini a Canossa da Casini: «Insieme per altri 35 anni»

Ma il dissenso resta profondo e lunedì alla direzione dell’Udc il segretario potrebbe trovarsi in minoranza

Adalberto Signore

da Roma

Sarà la direzione dell’Udc di lunedì a dire come sono davvero andati i due incontri di ieri tra Pier Ferdinando Casini e Marco Follini. Perché leader e segretario dell’Udc non si parlavando da giorni, divisi da una divergenza di vedute sul futuro della Casa delle libertà (legge elettorale e premiership) che qualcuno aveva definito «insanabile». Non per una, ma per ben due volte - in mattinata e nel pomeriggio - i due si sono finalmente concessi un lungo faccia a faccia. Che stando alle dichiarazioni d’ordinanza e ai sorrisi di circostanza sarebbe andato più che bene. Ma che in verità pare abbia certificato una distanza quasi siderali tra i «fratelli nella fede» (copyright di Lorenzo Cesa). Ed è per questa ragione che più d’uno nell’Udc teme che la direzione del partito in programma lunedì possa diventare il banco di prova delle due linee, con tutte le conseguenze del caso.
Per il momento, però, al doppio «bilaterale» è seguita una calma piatta. «I rapporti non sono cordiali, molto molto di più», spiega Cesa, vicepresidente del Ppe e «pontiere» tra Casini e Follini. Confermano, a parole, i due interessati. «Perché - spiega il presidente della Camera - è ridicolo che il fatto che ci incontriamo diventi una notizia». E ancora: «Tra fratelli ci può essere anche qualche diverbio, ma Follini è una risorsa per tutto il centrodestra». Replica con eguale affetto il segretario Udc: «Con Casini facciamo politica insieme da 35 anni e prevedo che la faremo con la stessa amicizia per almeno altri 35».
In verità il nodo legge elettorale resta. Perché Casini è convinto che si debba andare avanti spediti con la riforma, mentre Follini - nonostante gli incontri di ieri - continua a nicchiare. È per questo che la querelle si risolverà davvero lunedì, quando il segretario - alla vigilia del voto della Camera - dovrà illustrare la sua linea alla direzione del partito. Direzione che è schierata in blocco con Casini, a cominciare dai ministri Mario Baccini, Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi. Un elemento che il presidente della Camera certamente non ha mancato di ricordare a Follini, facendogli pure presente l’esito della riunione del gruppo di martedì mattina (dove Baccini lo ha contestato duramente). Insomma, al di là delle frasi di circostanza - osserva più di un deputato - «il rischio concreto è che l’Udc rischia di avere un segretario con una linea politica minoritaria rispetto al partito». Le posizioni ufficiali, però, restano sfumate. Totò Cuffaro, per esempio. Da un lato dice che «se il segretario la pensa in modo diverso dal partito non c’è niente di strano» perché «la segreteria non è in discussione». Dall’altro, però, affonda le primarie tanto care a Follini perché «abbiamo un presidente del Consiglio ancora in carica» e «mica siamo come il centrosinistra che ha Prodi che nonostante le primarie non riuscirà mai a fare il premier». Insomma, si chiede Cuffaro, «ma che le facciamo a fare?».
Follini, dunque, sia avvicina al bivio: cedere sulla legge elettorale, come chiede non solo Casini ma pure lo stato maggiore del partito, oppure lasciare la segreteria. Un’ipotesi - dice un folliniano - che spiegherebbe perché «Casini lo definisce una risorsa». Il presidente della Camera, infatti, sa bene che una conclusione simile non sarebbe indolore per il partito. La direzione, infatti, è d’accordo con la linea di Casini, ma Follini rappresenta comunque un’anima importante del partito. «Quella fetta di centristi che non nascono nel Ccd», diceva qualche giorno fa il capogruppo al Senato Francesco D’Onofrio. Non è un caso che nel congresso dell’Udc di luglio, il durissimo intervento di Bruno Tabacci sia stato senza alcun dubbio il più applaudito.