Follini ci prende gusto: «Cambiamo leader»

«Vogliamo vincere le elezioni, ma per riuscirci occorrono grandi modifiche»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Telese (Bn)

Non son propizi ai patti, i vapori solfurei di queste acque termali, ma agli strappi e alle rotture sì. Ecco dunque che il «patto di Telese», proposto da Clemente Mastella a Marco Follini e Francesco Rutelli, sfuma immediatamente per il gran rifiuto che il leader della Margherita oppone alla richiesta avanzata dal segretario dell’Udc di una azione comune, centrista ovviamente, per una riforma delle legge elettorale da farsi ora, prima delle ormai imminenti elezioni politiche, in senso proporzionale ovviamente. Non se ne parla nemmeno, ha risposto Rutelli forse paventando i fulmini della Quercia e di Romano Prodi, «la legge elettorale non si cambia a sei mesi dalle elezioni». Del resto, messo alle strette e in via del tutto confidenziale, pure Mastella ammette che se l’Udc dovesse infine rompere con Silvio Berlusconi decidendo di correre da sola, l’Udeur non ne seguirà l’esempio, nonostante la prospettiva che «noi e Casini, insieme, prenderemmo il 10%», perché troppo tranquillizzante e promettente è la prospettiva vittoriosa del centrosinistra. Però, seppur lasciato solo dagli amici postdemocristiani dell’altro fronte, Follini non s’arrende ed anzi rilancia. Chiamatelo l’ultimo giapponese se volete, ma pacatamente, «con garbo e convinzione» precisa, torna a sparare sul quartier generale. Cioè sul premier e leader della coalizione di governo. Occorre un «grande, grande, grande» cambiamento nella guida della Cdl, ribadisce il leader dell’Udc, spiegando che in alternativa alla leadership di Berlusconi «c’è un ampio raggio di possibilità».
Potete giurarci, quando Pierferdinando Casini verrà qui a Telese - atteso sabato prossimo da Mastella che già lo invoca «vorrei che tu, Lapo ed io», pur conscio che Lapo non è Rutelli almeno per questo giro - non smentirà nemmeno una parola pronunciata ieri dal fido Marco. Il quale, ancor prima di salir sul palco della festa mastelliana a dibattere su «quale politica per l’Italia del futuro», ha lanciato il suo guanto di sfida a Berlusconi: «L’Udc punta a far vincere il centrodestra e a far vincere i moderati. Per questo, serve un grande, grande, grande cambiamento. Questo è il tema che poniamo. Credo che sia un dibattito che va affrontato da tutti con rispetto per le opinioni altrui. Lo chiedo a tutti, e naturalmente anche ai miei amici dell’Udc». Questa, sembra l’unica autocritica che Follini è disposto a fare, riprendendo il suo onorevole Dionisi che aveva dato dell’«irresponsabile» a Berlusconi. Per il resto, continua lancia in resta: «Sicuramente il premier ha attraversato questi dieci anni imprimendo la propria impronta alla politica ed anche polarizzandola: questa però è la fase transitoria, poi la politica riprende il suo corso, le sue regole. Il tema della leadership non è un tabù o un sacrificio: è un tema che esiste e che sta sul tappeto. Se guardo nel centrosinistra, vedo che i temi sono proprio due, cioè la leadership e il profilo della coalizione».
Va bene, ma a favore di chi, Berlusconi dovrebbe cedere il passo? «Mi pare che ci sia un raggio ampio di possibilità», ha democristianamente risposto Follini, che ha eluso anche la domanda sul che fare se Forza Italia, An e Lega dovessero continuare ad opporsi; l’Udc romperà definitivamente, andando in solitaria alle elezioni? «Io sto saldamente ancorato alla proposizione principale, e non la indebolisco ragionando sulle eventualità», ha risposto. Alla fine della serata, lasciando Telese, Follini è tornato sull’argomento spiegando di aver «voluto evitare di aggiungere ad una difficoltà una difficoltà ulteriore indicando un nome alternativo a Berlusconi, perché vorrei che fosse chiaro a tutti che la nostra non è una disputa attorno all’eredità di Berlusconi».
Che Casini benedica i passi e le sortite di Follini è fuor di dubbio, lo stesso presidente della Camera nei giorni scorsi, ancora in vacanza, confidava agli intimi: «Non possiamo permetterci nessuna marcia indietro, non possiamo permetterci di perdere insieme la faccia e le elezioni. La scelta è stata fatta, noi non ci tiriamo indietro e loro devono convincersi che facciamo sul serio». Quel «loro», va inteso come l’insieme dei leaders alleati, ovviamente. Casini sarebbe pronto ad assumersi la responsabilità della guida del centrodestra, ma non è disposto ad attendere che Berlusconi decida improvvisamente di fare un passo indietro ed investirlo della successione, «deve essere la coalizione a decidere, voglio un’alleanza politica alle spalle».
Par di capire che le suggestioni di un Grande centro siano rinviate a dopo le elezioni, nel frattempo Rutelli e Mastella lavorano per rafforzarsi nel centrosinistra a discapito di Prodi e delle sinistre, mentre Casini e Follini lavorano per smarcarsi sempre più da Berlusconi. Follini lo ha detto anche alla platea: «Noi siamo disponibili e anche ansiosi di costruire nell’attuale maggioranza uno schema diverso, una maggiore coesione e unità, ma con la chiarezza di fissare due paletti che sono una nuova leadership e una nuova legge elettorale». Però alla nuova legge elettorale Rutelli ha pronunciato un secco no, e par che Berlusconi di fare un passo indietro non ci pensi proprio, almeno sinora.