Follini comincia la sua avventura: basta coi Poli, rifacciamo i partiti

Il leader dell’«Italia di mezzo» rilancia l’idea di un grande centro: sogno un partito europeo sul modello del Kadima israeliano

Marianna Bartoccelli

da Roma

Parte da Napoli il progetto «di mezzo» di Marco Follini. E alla prima assemblea nazionale di costituzione del suo nuovo movimento, l’ex segretario dell’Udc cerca subito di caratterizzarsi come colui che intende stare «fuori dalla religione del bipolarismo e lontano da molti dei suoi zelanti sacerdoti». Davanti a un parterre di 2.500 persone, con delegazioni provenienti da tutta Italia, incassati anche gli auguri del premier Romano Prodi, Follini rilancia l'idea di un grande centro.
Parola d’ordine «disfare i poli e rifare i partiti». Senza fare sconti a nessuno. Tantomeno a Romano Prodi e al suo governo. Così spiega subito che voterà «no» alla Finanziaria se il governo, al Senato, porrà la fiducia. Perché ritiene imprenscindibile il confronto parlamentare. E inoltre considera il centrosinistra «vicino al suo big bang». Ovviamente il leader «di mezzo» non risparmia il suo vecchio amico Pier Ferdinando Casini e i dirigenti del suo ex partito che non sono andati alla manifestazione di Vicenza della Cdl, delegando gli apparati locali: «L'idea di lasciare i capi a casa e gli scudieri in piazza mi sembra acrobatica» - ha ribadito nel corso del suo discorso a Napoli. E definisce «non nobile» l’atteggiamento di Casini nei confronti di Berlusconi. «Le mie critiche sulla monarchia di Berlusconi non sono cambiate, restano lì e non rivendico diritti d’autore» - e puntando il dito sul suo ex sodale di partito, aggiunge: «Trovo solo singolare e non nobilissimo che si riservi al Cavaliere ogni riguardo quando è in auge e si faccia mostra di distinguersi quando non lo è più». È stato un continuo rimarcare la sua equidistanza dai leader dei due Poli: «Mi sembra che il regno di Romano II non si annunci troppo diverso da quello di Silvio III. Non vorrei essere irriverente né verso Berlusconi né verso Prodi, ma credo che nel governo quotidiano delle loro coalizione i due si somiglino più di quanto a ognuno di essi faccia piacere ammettere».
È un attacco politico a 360 gradi nei confronti dei due Poli: «Producono voti, ma non producono governo». «Infatti la politica italiana è diventata una infinita, monotona, ripetitiva campagna elettorale» aggiunge. E riferendosi alle reazioni dei partiti di fronte al declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating insiste: «È stucchevole che questa campagna elettorale si riproduca in modi perfino bambineschi di fronte al declassamento che ci hanno inflitto le agenzie di rating». Marco Follini guarda anche al futuro e parla, «per smettere di essere considerati figli di un dio minore», di riuscire a diventare partito. «Intendo partito vero con le sue regole e la sua democrazia interna» - ribadisce, specificando che immagina un «partito popolare, moderato e moderno». E soprattutto un partito europeo.Il modello già c'è: è il Kadima di Israele, il partito fondato da Sharon e Olmert. L'obiettivo è quello di dare cittadinanza a chi è «fuori dai due blocchi. Due soli i commenti segnalati sul nuovo futuro partito «di mezzo». Il presidente emerito Francesco Cossiga è molto critico: «Un centro di mezzo forse esiste, ma in un sistema bipolare come il nostro questo centro o si schiera con la sinistra o con la destra».
Critico anche Raffaele Lombardo, il leader dell’Mpa, uscito dall’Udc in contrasto proprio con Follini: «Non mi commuove la sua scelta di lasciare l’Udc. Oggi si duole di un certo centralismo ma fu proprio lui a negare a noi autonomia e dignità». Il movimento di Follini esprime oggi 12 consiglieri regionali e una cinquantina di provinciali. Sul palco ieri Ortensio Zecchino, ex-ministro della Pubblica Istruzione e Riccardo Conti, deputato ex Udc. A movimentare la giornata un fuori programma con Enrico Lucci delle Iene che, dopo aver «marcato» Follini prende la parola e rivolge ironico i suoi complimenti a chi ha fondato «l'88esimo partito italiano».