Follini frena sulla devoluzione Calderoli: «Non faccia ricatti»

da Roma

Nessun vertice di maggioranza. E dunque, spiegava qualche giorno fa Roberto Calderoli, «è ovvio che ci si continui a parlare per interposta persona, attraverso giornali e agenzie di stampa». Ieri è toccato per primo a Marco Follini, con un intervento sul Corriere della Sera. Il segretario dell’Udc punzecchia Silvio Berlusconi (non serve «incoronare provvisori e indispensabili (?) monarchi»), spiega le proposte del suo partito e elenca le battaglie condotte fino ad oggi. La replica di Palazzo Chigi è immediata e arriva per bocca del portavoce del premier Paolo Bonaiuti.
Qualche ora e le agenzie di stampa rilanciano un’intervista di Follini al settimanale News. Il segretario dell’Udc tocca quasi tutti i nodi sul tavolo. È prudente sulla devoluzione: «I centristi la voteranno? Prima parliamo di legge elettorale, visto che è prioritaria nel calendario parlamentare». Accelera sulla riforma del sistema elettorale: «Proponiamo un rafforzamento della quota proporzionale per evitare l’influenza delle estreme e restituire al Paese maggiore stabilità». E rilancia sulla premiership: «Se il centrodestra non avesse candidati alternativi non sarebbe né una buona notizia né motivo di orgoglio, ma un segno evidente, e forse esiziale, di debolezza». Poi, l’affondo: «Al contrario di Berlusconi, sono molto più ottimista sulla capacità del centrodestra di poter esprimere una serie di candidati tra cui scegliere chi può garantirci di continuare a governare l’Italia».
Parole, quelle di Follini, che deludono le attese di chi si aspettava una dura reazione di Forza Italia. La strategia è l’attesa, dall’una e dall’altra parte. L’Udc in particolare, che aspetta di ascoltare domani l’intervento di Pier Ferdinando Casini alla festa dell’Udeur a Telese. Un discorso, dicono i collaboratori più stretti del presidente della Camera, che sarà «intelligente» e puntato sul futuro della Casa delle libertà e del partito unitario ma che di certo non prenderà le distanze da Follini. Sarà lunedì, invece, che lo stato maggiore dell’Udc si riunirà per tirare le somme (e sul tavolo c’è pure l’ipotesi di uno strappo prima delle elezioni). La decisione di non presentarsi a nessuno degli incontri tecnici in calendario in questi giorni con gli alleati - l’ordine è arrivato direttamente dalla segreteria politica del partito - non lascia infatti presagire nulla di buono.
Se Forza Italia tace, ci pensa la Lega ad alzare i toni della polemica. Impossibile, infatti, che il Carroccio incassasse in silenzio l’altolà sulla devoluzione. «L’accordo politico che si è raggiunto e che è stato poi riconfermato con il Berlusconi bis - replica Roberto Calderoli - era quello di approvare la riforma costituzionale e, solo dopo, la nuova legge elettorale». E dunque, spiega il ministro delle Riforme, «se discutere della riforma elettorale vuol dire confrontarsi sull’argomento per noi non c’è problema visto che lo stiamo già facendo alla commissione Affari Costituzionali della Camera». «Se invece significa che si debba votare un modello specifico di legge elettorale prima della devoluzione - avverte - il tutto assumerebbe il significato di un ricatto». Insomma, «pacta sunt servanda». Smussa il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè: «Calderoli è capace di iniziare una polemica anche quando ne mancano i presupposti, l’accusa di fare ricatti «è ridicola e offensiva e semmai alimenta i nostri dubbi sulla fiducia esistente tra gli alleati». «La discussione sulla riforma elettorale - aggiunge - sarà esaminata dagli Affari costituzionali della Camera prima della devoluzione. Non è un capriccio di Follini, ma una decisione assunta dalla conferenza dei capigruppo e fa parte del calendario dei lavori del Parlamento». Polemica chiusa? Per carità, ci pensa la Padania in edicola oggi a tenere alta la tensione. Con un titolo che prende di mira gli interventi di Mario Monti, Casini e Follini sul quotidiano di via Solferino: Il Corriere ci vuole far morire democristiani.