Follini: la nuova lista del centrodestra senza i vecchi simboli

Il segretario Udc frena il premier. Per Buttiglione invece «solo così si può vincere»

Francesca Angeli

da Roma

«Al 2006 ci si può arrivare con il partito nuovo o con i simboli attuali. Ovviamente delle due l’una». Insomma se il centrodestra deve andare alle elezioni con un partito unico e unitario allora non può cambiare soltanto la forma ma anche la sostanza. E viceversa. All’unione in nome di valori comuni deve corrispondere l’unità delle liste. Altrimenti il segnale resta ambiguo oltre che per gli elettori anche per gli alleati. Marco Follini risponde così alle proposte lanciate da Silvio Berlusconi durante il convegno del Comitato di Todi sul futuro del centrodestra. Il leader dell’Udc si confessa perplesso di fronte a due ipotesi che appaiono in contraddizione tra loro: fusione dei gruppi parlamentari ma vecchi simboli per le elezioni.
Insomma il cammino verso l’unità del centrodestra non è in discesa ma è l’unica strada che può portare al successo. Ne è convinto il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, che, intervenendo al convegno, invita il suo partito, l’Udc al carpe diem. I valori che hanno portato alla vittoria la scelta dell’astensione per il referendum sulla fecondazione assistita possono costituire le fondamenta del nuovo partito unitario di centrodestra. «Abbiamo in mano una grande possibilità - osserva - perché il Paese che sembrava orientato a sinistra ora è in gioco». Soltanto cogliendo questa occasione, aggiunge, «nel 2006 potremo vincere».
Il centrodestra adesso si interroga tra l’altro su come intercettare quei 37 milioni di italiani che hanno scelto di non prendere parte alla consultazione popolare. Berlusconi li chiama «i moderati» mentre Follini preferisce parlare di «Italia profonda». Pier Ferdinando Casini sottolinea la scelta libera dei cittadini che non sono andati a votare: non una massa amorfa e indifferente ma elettori consapevoli. Elettori, tanti, che secondo il premier domani potrebbero votare un partito unitario di centrodestra. La vittoria dell’astensione al referendum suggerisce a Berlusconi di imporre un’accelerazione al processo di unificazione di Forza Italia, Alleanza nazionale e Udc. Il premier propone la fusione dei gruppi parlamentari a settembre e allo stesso tempo osserva che comunque i partiti della Casa delle libertà, pur dando vita a un soggetto nuovo, dovrebbero presentarsi con simboli separati alle elezioni del 2006 «per ragioni tecniche». Follini anche in questa occasione si mostra cauto. La proposta di unire i gruppi parlamentari non desta il suo entusiasmo e oltretutto gli appare in contraddizione con la volontà di fondare un partito unico. Tocca a Buttiglione il ruolo di grillo parlante. Attenzione, avverte il filosofo, «i vecchi contenitori stanno saltando: An, Forza Italia, l’Udc sono usurati, non reggono più». Dunque prima che il tetto della casa crolli in testa agli occupanti è bene traslocare tutti insieme da qualche altra parte. «Se non facciamo il partito comune rischiamo la frantumazione del sistema - insiste Buttiglione - venti partitini territoriali che nascono per i nostri errori». Il ministro si dice convinto che «con i valori si vince: c’è un popolo che ha i nostri stessi valori ma che non si fida dei vecchi partiti: serve un partito nuovo» che sappia parlare non «alla pancia ma al cuore» dei moderati. Ma anche Bruno Tabacci nel suo intervento chiede a Berlusconi di fare maggiore chiarezza sul nuovo soggetto unitario del centrodestra. Altrimenti, di fronte a tanta confusione, sarà impossibile per gli alleati pronunciarsi. Sui valori che uniscono tanti italiani insiste il ministro per la Funzione pubblica, Mario Baccini. «I valori dovrebbero essere al centro della politica - dice - la discussione sul partito unico del centrodestra non può prescindere da questo». Sul partito unico interviene anche il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, che pensa «a una formazione unitaria fondata sul modello del Partito popolare europeo» dalla quale però dovrebbero restare fuori «gli oltranzisti di Alleanza nazionale e gli autonomisti».

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