Follini si ravvede: «Berlusconi, leader forte»

Dopo mesi di critiche arriva il riconoscimento: «I numeri dicono che è un leader tutt’altro che archiviato. Non credevo che rimontasse così»

da Roma

Marco Follini aggiusta il tiro e assesta un’altra legnata ai suoi. Non si è ancora spenta l’eco delle feroci critiche rivolte ieri dall’ex segretario Udc all’attuale gestione del partito, «furbesca e settaria». Frecciate manifestamente dirette alle scelte fatte in campagna elettorale dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, e anche al segretario Lorenzo Cesa. Ma evidentemente Follini ha ancora qualche rospo sullo stomaco e così ha sferrato un nuovo attacco sia durante la registrazione del programma Otto e mezzo sia in un’intervista radiofonica. L’ex vicepremier stigmatizza il «gioco perverso» delle opzioni parlamentari che tengono in ansia molti dei candidati del partito e affonda il colpo contro i dirigenti dell’Udc: «Contrasto questo atteggiamento da furbetti del partitino». Follini rivendica la sua lealtà al centrodestra e fa l’elenco di tutte le sue delusioni. «Le liste elettorali sono state fatte in modo discrezionale», dice prima di tutto e poi denuncia come «quella straordinaria figura di Bruno Tabacci» venga sottoposta a uno stillicidio «di indiscrezioni giornalistiche» sulla sua entrata o no al Parlamento: «Come dire: se fai il deputato è per gentile concessione del principe».
Un clima pessimo, dice Follini, per convocare il Consiglio nazionale e decidere di cancellare il volto del partito. L’esponente Udc accusa Cesa di aver voluto «azzerare tutti i dirigenti che hanno collaborato con lui fino al giorno prima e contribuito forse più di lui al risultato elettorale, come fosse Napoleone dopo Austerlitz». Follini attacca duramente il partito ma dopo il risultato elettorale sembra invece aver cambiato idea su Silvio Berlusconi che lui stesso giudicava un leader finito prima del voto. «I numeri stanno lì e dicono che Berlusconi è un leader politico tutt’altro che archiviato, è in campo ed è una forza con la quale ci si deve misurare», ammette Follini che si vede costretto a riconoscere come Berlusconi sia stato protagonista di una rimonta «di cui pochi lo ritenevano capace e io tra questi». Resta la convinzione, secondo l’esponente dell’Udc, che «la Cdl avrebbe vinto con un altro leader» ma su questo «non c’è la controprova».
Follini comunque garantisce la sua fedeltà al centrodestra. «Voterò al Senato per il candidato che l’opposizione metterà in campo. Se sarà Andreotti lo voterò ancora più volentieri», assicura.
L’ex segretario dell’Udc però non ha rinunciato ancora all’idea che si possa mettere in piedi una sorta di collaborazione con il centrosinistra almeno sui temi cruciali per il Paese.
«Nel corso della legislatura non mi sento di escludere un varco che porti a mischiare le carte e a fare una grande coalizione come in Germania che contrasti il peso delle ali estreme - dice -. Non è un tema di domani, ma è un tema che esiste».
Qualche critica Follini la indirizza pure al centrosinistra. A proposito della querelle Bertinotti-D’Alema alla Camera, secondo l’esponente dell’Udc si tratta di «un segnale di falsa partenza per il centrosinistra» perché quando «le cariche istituzionali servono a risolvere una disputa si falsa l’equilibrio tra il gioco politico e l’alveo istituzionale».
Follini vede il centrosinistra come «un’arca di Noè senza identità» e il risultato sarà che «non ci sarà un governo per tutta la legislatura».