Follini solo, l’«Italia di mezzo» è già dimezzata

Conti, l’unico deputato che ha aderito al suo partito, avrebbe deciso di astenersi sulla fiducia a Prodi

da Roma

Il contraccolpo del cambio di casacca di Marco Follini è ancora lontano dall’essere riassorbito. E la ferita del suo ingresso nell’Unione resta aperta e continua a far discutere. Sul piede di guerra si attestano soprattutto i parlamentari del centrodestra. Ma crescono le perplessità anche dentro il suo movimento de «L’Italia di mezzo», visto che l’unico deputato folliniano alla Camera potrebbe voltare le spalle al suo leader e non seguire la sua scelta. E come se non bastasse anche l’elettorato dell’Udc si mobilita per far sentire la propria voce e manifestare il proprio sdegno.
«Follini ha tradito il nostro voto» attacca il coordinamento provinciale dell’Udc irpino contro la scelta, definita «opportunistica», del senatore dell’Italia di mezzo, eletto in Campania nelle fila dello scudocrociato, di appoggiare il governo Prodi. Un sentimento che si tradurrà immediatamente in fatti concreti: l’Udc di Avellino, infatti, invierà oggi nella casella postale di Follini al Senato duemila cartoline, «ognuna delle quali firmata da esponenti irpini del partito e simpatizzanti». «Restituisci il tuo voto. Con gli interessi»: questo lo slogan impresso accanto all’indirizzo. Nel retro della cartolina viene riportata una frase che Follini pronunciò nell’ottobre del 2005 e che ben sintetizza l’accusa di trasformismo rivolta al senatore. «Prosegue il mio impegno politico nel centrodestra. Non mollo, non attraverso la porta della Margherita e non tifo per Prodi». Sarcastico il commento impresso sul retro della cartolina, con una frase di Anatole France: «È nella natura umana pensare in modo saggio e agire stupidamente». La protesta, però, non si concluderà qui perché domani, in occasione del voto di fiducia al Senato, dall’Irpinia si muoveranno alla volta di Roma due pullman allestiti dal movimento giovanile di Avellino e della sezione di Solofra dell’Udc. In programma un sit in di protesta con striscioni, manifesti e bandiere sotto palazzo Madama. Il tutto mentre un deputato pugliese dell’Udc, Salvatore Greco, chiede a Follini di «venire a Bari per chiedere scusa per il tradimento consumato ai danni di questa terra».
Contro l’ex vicepremier del governo Berlusconi si mobilitano anche i ragazzi di Azione Giovani che sul loro sito pubblicano un’immagine satirica dal titolo: «Gandalf, simbolo del signore degli anelli vs Follini, il signore dei tranelli». E come se non bastasse arriva anche un’indiscrezione pesante dalla Camera. Riccardo Conti, «il più folliniano dei folliniani» nella vulgata parlamentare, si troverebbe in forte imbarazzo a seguire la strada tracciata dal suo leader. Conti si sarebbe preso qualche ora di riflessione ma avrebbe già fatto sapere che sicuramente non passerà con il centrosinistra. Il dilemma, per Conti, sarebbe tra votare contro il governo Prodi o adottare un profilo più basso, optando per l’astensione. In ogni caso «L’Italia di mezzo» rischia seriamente di dimezzarsi.
Nel frattempo continua il balletto di dichiarazioni pro o contro la scelta di Follini. Gianfranco Fini non nasconde di essere rimasto spiazzato. «Sinceramente non credevo lo facesse. Era una delle poche cose che davo per sicura». E Pier Ferdinando Casini attacca: «Se c’è una cosa che umilia la politica e l’idea di centro è quella del trasformismo: qualsiasi atto fondato sul tradimento è un tumore - dice il leader Udc - Noi intendiamo mantenere il patto con gli elettori». Difende, invece, il leader dell’Italia di Mezzo Francesco Cossiga che conferma «fraterna amicizia e stima profonda» per «un uomo libero che non si merita l’appellativo indegno di traditore». «Cosa dovrebbe dire allora Berlusconi di Casini che con le sue bizze ha fatto perdere le elezioni alla Cdl? Follini vada avanti con lealtà sulla strada che ha intrapreso ritenendo che questa sarebbe stata la linea del suo vero maestro: Aldo Moro».