Follini: «Vinceremo solo se sapremo cambiare»

I centristi: il premier potrebbe decidere di ritirarsi

Adalberto Signore

da Roma

Tre giorni fa era stato Pier Ferdinando Casini a far sapere, ancora una volta, che «lo schema della continuità non si giustifica più». Ieri, dopo il «la» del presidente della Camera, sono usciti allo scoperto pure il segretario dell’Udc Marco Follini e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Il primo è convinto che le possibilità di una vittoria del centrodestra nel 2006 sono «strettamente legate alla sua capacità di innovazione», perché «un’alleanza che si propone il cambiamento del Paese deve essere capace anche di cambiare se stessa». Parole misurate, quelle di Follini, che senza mettere esplicitamente in discussione la premiership di Berlusconi lo portano però a «condividere il ragionamento» di Casini. Più esplicito, invece, è Giovanardi. «Ho parlato della questione con Berlusconi - dice il ministro dell’Udc al quotidiano Democrazia cristiana - e lui mette in conto non la questione che riguarda la leadership della Casa delle libertà ma una diversificazione dei ruoli nella coalizione». Insomma, la possibilità che «non sia lui il candidato premier». «Come successore - aggiunge Giovanardi - vedrei benissimo Casini, ma anche Montezemolo sarebbe un candidato autorevole». E da via Due Macelli si fanno anche i nomi di due forzisti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, «perché - dicono - Casini non avrebbe alcuna intenzione di bruciarsi già nel 2006». Convinto che Berlusconi «si ritirerà» pure Gianfranco Rotondi, segretario della Dc: «Non ho dubbi».
Lo scenario che si andrebbe delineando, insomma, è quello di un Berlusconi destinato a tenere in mano la barra della coalizione, ma lasciando ancora aperta una porta a una eventuale distinzione tra leadership e premiership. Insomma, stando ai rumors di area centrista, la «successione» non sarebbe un affare chiuso. Ogni decisione, però, pare destinata ad arrivare in autunno. Per ora si discute e si elaborano scenari, con l’aiuto e il consiglio dei soliti sondaggi. Ed è soprattutto di questo che si è parlato l’altro ieri nel vertice di Villa Certosa (residenza sarda del premier), presenti Berlusconi, il vicepremier Giulio Tremonti e il leader della Lega Umberto Bossi. Perché se le ultime rilevazioni non sono affatto rassicuranti, il trend degli ultimi giorni sembra in ripresa (secondo un sondaggio pubblicato ieri da La Stampa la Cdl sarebbe sotto di solo 3 punti) e i collegi incerti tra Cdl e Unione sarebbero in aumento, con una speranza di recupero per il centrodestra. Sarà anche per questo che Marcello Dell’Utri è ancora molto fiducioso. «Come diceva il poeta Montale, confido nell’imprevisto», avrebbe detto agli amici.
E se l’imprevisto non dovesse verificarsi? Una delle ipotesi è quella che racconta Rotondi. «Tutti sono convinti del fatto che Casini abbia sparato su Berlusconi perché dispiaciuto del fatto che non si ritira più e dunque non punta su di lui come premier. Ma la verità è un’altra: Berlusconi si ritirerà e la reazione di Casini è dovuta al fatto che il nuovo candidato non sarà lui ma un signore su cui segretamente Fini e Bossi hanno dato il loro via libera. L’identikit: una figura nuova, esterna, di altissima caratura e che scompagini i giochi alla vigilia delle elezioni». Fantascenario o reale opzione? Per ora è certo che Berlusconi da parte sua ha chiuso il tormentone estivo sulla sua candidatura durante il consiglio nazionale di Forza Italia: «Il candidato sono io». An e Lega sembrano sulla linea tracciata dal Cavaliere. Sicuramente lo è il presidente di An Gianfranco Fini, mentre più possibilista su un cambio di candidatura a Palazzo Chigi è Gianni Alemanno. Forza Italia fa muro. «L’Udc - dice il coordinatore Sandro Bondi - metta le carte in tavola, interviste come quelle di Casini e Follini finiranno per produrre lacerazioni che abbiamo la speranza nessuno voglia provocare». Dalla Lega arriva prima una dichiarazione aperturista del capogruppo alla Camera Andrea Gibelli («una discussione che va fatta»), seguita poi da una smentita. Ufficialmente, il Carroccio non pare affatto possibilista. «Sì alla discontinuità - spiega il sottosegretario Roberto Cota - ma nel senso di avere una linea di governo più decisa. Il candidato? Per noi è Berlusconi». È la linea «calderoliana». E Bossi? Fu proprio lui a cena qualche tempo fa a Arcore, a rispondere in modo sibillino al premier che ipotizzava un suo passo indietro: «Silvio, per vincere siamo disposti anche a questo». Ma non a seguire l’Udc.