«Una fondazione per Brera? Sarebbe solo l’ultima mossa»

Sgarbi non si arrende e chiede una nuova perizia sul Cristo morto del Mantegna, negato in prestito a Mantova

Marta Bravi

«Una fondazione Brera? E perché? Non ci sono sufficienti esempi di musei statali diventati fondazione per poter valutare pro e contro, anzi esiste un solo e unico esempio che è rappresentato dal Museo Egizio di Torino, che non ha ancora diffuso i dati sui risultati. Cosa che desta qualche sospetto». Parola di Carla di Francesco, direttore regionale dei Beni Culturali della Lombardia, che commenta così la proposta dell’assessore alla Cultura Sgarbi di trasformare la Pinacoteca di Brera in fondazione. Obiettivo? Rilanciare quello che dovrebbe essere, secondo il critico, il Louvre di Milano. «Fondazione: una parola troppo usata, abusata direi, che va contestualizzata. Impossibile dire a priori quali vantaggi potrebbe portare trasformare il primo museo nazionale statale in fondazione, di sicuro è l’ultima mossa da fare - spiega la Di Francesco - la priorità per la Pinacoteca è la realizzazione di “Brera in Brera” per il quale nei prossimi mesi verrà aperta la gara per l’affidamento della progettazione esecutiva».
Il piano «Brera in Brera» prevede il trasferimento di parte dell’Accademia, che vanta 4.500 studenti, in via Durando, alla Bovisa, dove verranno costruite delle nuove palazzine, mentre l’attività didattica di eccellenza, come i master, traslocherà a Palazzo Citterio ora in restauro, e dove il presidente Stefano Zecchi pensa di istituire il museo dell’Accademia. I corsi di scultura e pittura, invece, rimarranno in via Brera, insieme alla biblioteca. La Pinacoteca si espanderà così nel piano terra, riuscendo a esporre quasi tutta la sua collezione, organizzare mostre e fornire quei servizi degni della prima pinacoteca nazionale come l’accoglienza turisti. Non solo, i lavori consentiranno anche di ammodernare impianti e strutture. «Con questa trasformazione - continua la direttrice regionale - costata al Ministero 4 milioni 200mila euro solo per la progettazione, Brera sarà, e deve esserlo, all’altezza dei grandi musei europei, anche se è inutile fare paragoni: la Francia ha solo il Louvre, l’Italia no. Solo una volta realizzato il progetto si potrà pensare alle forme gestionali anche se, ripeto, non c’è ancora la sperimentazione sufficiente per dire che la fondazione è la miglior forma di gestione per un museo statale».
Dubbioso anche il presidente dell’Accademia, Stefano Zecchi: «La problematica relativa alle fondazioni non ha dato risultati eccellenti. La questione, piuttosto, è realizzare “la grande Brera” (o “Brera in Brera”). Quali sarebbero i vantaggi? - si chiede polemicamente Zecchi -. Non li vedo, ma se ci sono ben venga. La Fondazione Arcimboldi? È ancora di proprietà del Comune, che mi ha incaricato del progetto per lo statuto. I tempi sono ancora lunghi».
Intanto Vittorio Sgarbi, nella veste di presidente del Comitato per i festeggiamenti del V centenario della morte del Mantegna, continua la sua battaglia per ottenere il Cristo Morto a Mantova. «Una perizia non mi basta (quella del ministero) nemmeno due (già da me commissionate a due bravissime restauratrici) - si legge nella nota - ho bisogno della terza che affiderò a Colalucci, insigne restauratore del Michelangelo. Lo stato di conservazione di un’opera d’arte è un fatto oggettivo».