Fondazione Carige contro i poteri forti

L’imprenditore rassicura: «Non ho cambiato bandiera. L’ho detto anche al mio amico Berlusconi che non sono diventato comunista»

Poteri forti in Liguria? «Mi auguro che diventi sempre più forte Confindustria Genova, e che non si tiri indietro quando si tratta di firmare un assegno cospicuo». A esternare in maniera tanto lapidaria è Flavio Repetto, egli stesso industriale di successo - ha sanato e rilanciato, fra l’altro, le nobili decadute Elah Dufour e Novi -, ed oggi impegnato in una sfida non meno prestigiosa e difficile: guidare la Fondazione che è il maggiore azionista di Banca Carige ed è appena uscita da una profonda operazione di rinnovamento dei vertici. Repetto la definisce «un'alta operazione di politica (con la P maiuscola), con l'elezione, per la prima volta nella storia, all'unanimità del presidente. Il ragionamento - chiarisce - è nato a Imperia perché lì c'è il potere per fare questo ragionamento, e c’è un signore di cui sono amico che ha saputo trovare l’accordo col sindaco Pericu».
Dato a Claudio Scajola quello che è di Claudio Scajola (subito dopo aver censurato l’altro Claudio, il presidente della Regione Burlando, che aveva parlato di «Genova in mano ai poteri forti»), il numero uno della Fondazione si toglie qualche altro sassolino. A proposito dell’accusa di «aver cambiato bandiera». Non è vero niente: «Da oltre 25 anni conosco Silvio Berlusconi e sono considerato uno dei maggiori inserzionisti delle reti Mediaset» sbotta l’imprenditore, alla tavola attorno alla quale ha riunito i direttori delle testate giornalistiche cittadine e i componenti del suo cda. E rivela: «Ho ricevuto prima della mia elezione una telefonata dal leader della Casa delle Libertà che voleva informarsi se avessi cambiato idea. L’ho tranquillizzato subito, non sono comunista...». Tra un piatto e l’altro (uno migliore dell’altro, grazie al bravo chef del Circolo Tunnel), viene anche il momento di parlare di programmi della Fondazione. E Repetto non si fa pregare, per spiegare la discontinuità dalla gestione precedente: «La Fondazione deve diventare una casa di vetro, invito i giornalisti a seguirne da vicino l'attività. Trasparenza e collegialità delle decisioni sono i due elementi-chiave della nuova dirigenza» sottolinea ancora l'industriale dolciario, che ha preso l'impegno di difendere e rafforzare il patrimonio ricevuto per trasmetterlo alle generazioni future. Un forte appello è rivolto a chi di dovere per la difesa dell’occupazione, in particolare dei giovani liguri, «che non siano più costretti a cercare lavoro altrove». Altro elemento fondante del nuovo corso sarà l’attenta scelta dei progetti da finanziare. Nel quinquennio 2001-2005 la Fondazione ha stanziato il 45 per cento del totale degli interventi per l'area cultura (oltre 64 milioni di euro), il 31 per cento per l'area Sociale e 14 milioni per il settore educazione e formazione, e 10 milioni per la ricerca scientifica e la salute. Il resto delle risorse è stato riservato al programma Territorio con piccole sovvenzioni, da 5mila euro ciascuna, per lo sviluppo delle comunità locali. Nel 2005 gli importi erogati a favore di enti pubblici sono stati di 9 milioni e mezzo, mentre quelli a favore di enti privati ammontano a 21 milioni e mezzo. In futuro, però, tra i progetti da finanziare ci potrebbero essere anche le infrastrutture: «Le opere pubbliche sono un bene per la comunità». Ma uno dei punti essenziali del programma - insiste Repetto, fra l’entusiasmo dei suoi consiglieri-collaboratori e del presidente padre-padrone della Carige, Giovanni Berneschi - sarà la difesa dell'indipendenza della banca partecipata. «Dobbiamo essere la torre di avvistamento di Banca Carige - conclude Repetto -. Se la Liguria perdesse la Carige rimarrebbe solo una striscia di territorio».