La Fondazione Oltremare lancia la sfida per Tursi

(...) alla voce «opposizione», secondo cui la Liguria non ha mai sottoscritto la convenzione per l’inserimento lavorativo dei militari volontari congedati senza demerito. Ovviamente Diego dimostra il tutto con raffiche di carte e di prove. Quella convenzione mancante sarebbe un segno minimo di attenzione nei confronti degli uomini che decidono di lasciare il grigioverde dopo aver dedicato gli anni della gioventù all’esercito. Soprattutto, un segno che in tante altre regioni è l’assoluta normalità, su cui nemmeno si discute.
E invece, alle nostre latitudini, è stata sottoscritta dal generale Piercorrado Meano, numero uno dell’esercito in Liguria, e da Claudio Burlando solo il 7 novembre.
È proprio il caso di dire meglio tardi che mai. Ed è proprio il caso di elogiare, con misura, con juicio, per le due vicende, Claudio Burlando.
Certo, sarebbe stato meglio tagliare le consulenze prima della rubrica di Rosso sul Giornale, non dopo. E sarebbe stato meglio firmare l’accordo per l’inserimento dei militari nel mondo del lavoro prima e non dopo l’interrogazione di Plinio e il nostro titolone. Come sempre, o quasi, isolato nel panorama della stampa cittadina.
Quindi, proprio perché avevamo attaccato pesantemente Burlando su queste vicende, oggi gli diamo volentieri atto di aver letto con attenzione quegli articoli e di aver rimediato ai suoi errori. Non abbiamo mai nascosto la nostra preferenza per Sandro Biasotti e crediamo che il candidato del Pdl sia l’unico che può rilanciare la Regione, come ha stradimostrato anche ieri nel Tiro incrociato di Telenord con Paolo Lingua. Biasotti guarda al futuro, Burlando è voltato verso il passato. Ottimo conservatore, ma del passato.
Ma crediamo che risolvere un problema, costruire una Genova e una Liguria migliori, valgano bene un elogio a Burlando. Il nostro obiettivo è portare a casa il bottino, il risultato, senza sottilizzare troppo sui nostri momentanei compagni di strada. E facendo spallucce se qualcuno ci dà dei «pierini».
Sperando che ora non ci accusino di fare opposizione troppo sussurrata. Magari gli stessi che dicevano che urlavamo troppo. E che, regolarmente, tacevano.