Fondazione Pirelli se la cultura va in pole position

Un’illustrazione di Marcello Dudovich del primo Novecento, realizzata per promuovere il nuovo marchio: il logo con la «P lunga». Un mosaico di Renato Guttuso del 1961 (tre metri per cinque) raffigurante due ricercatori al lavoro, pensato per il padiglione dell’Expo di Torino. Una fotografia del 1959 del grattacielo in costruzione, simbolo di una Milano all’avanguardia, progettato da Gio Ponti per ospitare gli uffici dell’azienda. E un editoriale, a firma di Alberto Pirelli, che nel 1948, inaugurando il primo numero di un prestigioso e fortunato periodico - «Pirelli. Rivista d’informazione e tecnica» - volle dimostrare (riuscendoci) che anche un'impresa poteva fare cultura. Benvenuti nell’Archivio Pirelli: 1.700 metri lineari tra testi, filmati, disegni, manifesti, tutelati dal 1972 dalla Soprintendenza Archivistica. Da giugno questo immenso patrimonio avrà una nuova sede: l’edificio 134 di Bicocca, cuore centenario dell’azienda di pneumatici fondata nel 1872 da Giovanni Battista Pirelli che qui, nel 1907, trasferì gli stabilimenti. Nell’antica palazzina, oggi ristrutturata, troverà casa la neonata Fondazione (attiva dai primi mesi di quest’anno) presieduta da Marco Tronchetti Provera e diretta da Antonio Calabrò (consiglieri: Carlo Puri Negri, Alberto Pirelli, Francesco Gori, Claudio De Conto; presidente onorario Cecilia Pirelli). Il primo piano sarà riservato ai materiali d’archivio, finora conservati in un deposito fuori Milano, che per la prima volta saranno riordinati, restaurati, catalogati e messi a disposizione di tutti (esperti, studenti, privati cittadini). Dalle prime illustrazioni del marchio, realizzate da Marcello Dudovich, Plinio Codognato, Leonardo Cappiello, alle campagne pubblicitarie dei più grandi designer europei (Max Huber, Bob Noorda, Albe Steiner). Dai 131 numeri della Rivista Pirelli – su cui scrissero firme illustri come Leonardo Sinisgalli, Giuseppe Ungaretti, Umberto Saba, Eugenio Montale – agli scatti «d’autore» del Calendario «The Cal». E ancora, i progetti del grattacielo Pirelli, gli scritti di Umberto Eco (la «Fenomenologia di Mike Bongiorno» fu pubblicata per la prima volta sulla rivista dell’azienda), i capolavori grafici di Bruno Munari, Renato Guttuso, Ugo Mulas. Sono le foto di Mulas, modernissime, a illustrare una delle più famose pubblicità del Cinturato, che per oltre vent’anni fu sinonimo di pneumatico. E poi documenti ufficiali, accordi sindacali, schemi degli impianti, fotografie. Persino una sceneggiatura del 1947 di un giovane Alberto Moravia, scritta per un film documentario sulla Pirelli mai realizzato. Il secondo piano, invece, sarà riservato agli eventi: convegni, mostre, incontri, proiezioni. L’intento della fondazione, infatti, non è solo quello di valorizzare il patrimonio storico del Gruppo, ma anche di promuovere la cultura d’impresa contemporanea, con progetti in proprio, o in collaborazione con altri: associazioni, università, centri di ricerca. La prima iniziativa, lanciata in collaborazione con le fondazioni Giovanni Agnelli, Edoardo Garrone e l’ Association du college des ingenieurs di Parigi, è la Scuola di alta formazione al management di Torino che partirà a settembre. Il master, che prevede quattro mesi di formazione in aula e sei mesi in azienda (Azimut, Fiat, Pirelli, Erg, Prysman…), sarà gratuito: gli iscritti, anzi (15 il primo anno e 40 a regime), saranno regolarmente assunti e retribuiti dalle aziende per tutta la durata del corso. Lo scopo di iniziative come questa – replicabili nel campo dell’arte o del design - è di valorizzare, e trattenere in Italia, giovani di talento che potranno diventare un’importante risorsa per il Paese. Negli anni Cinquanta lavoravano per Pirelli nomi come Noorda e Mulas. L’ambizione per gli anni Duemila è di lavorare con i Noorda e i Mulas di oggi.